Il Nottingham Forest e la leggenda di Brian Clough


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Una doverosa premessa.

 Cari lettori, quando ho deciso di scrivere del Nottingham Forest, mai mi sarei immaginato che qualcun altro stesse  facendo lo stesso e mi avrebbe “bruciato” sul tempo. Chi vuoi che vada a fare una cosa del genere, in Italia per giunta? Ed invece eccolo qua, per legge di Murphy direi.

Roger Bromley, professore emerito alla Nottingham University ha da poco pubblicato su un blog un articolo dal titolo “Robin Hood meets Garibaldi”, che vi invito a leggere e di cui allego il link. Ho appreso la “ferale” notizia tramite un retweet di un mio contatto.

Incredibilmente ed inevitabilmente noterete le similitudini, anche perche` gli aspetti peculiari, le curiosita` riportate sul Forest da noi due sono spesso le stesse. Ci tengo a precisare che queste due iniziative sono partite in modo assolutamente indipendente ed il mio non e` uno scopiazzamento del lavoro di qualcun altro ma un parto, magari maldestro ed impreciso della mia testa. Non mi resta che augurarvi buona lettura di entrambi gli articoli.

 http://blog.futbologia.org/2014/01/robin-hood-meets-garibaldi/

Il Nottingham Forest e la leggenda di Brian Clough

 Qualche giorno fa, durante il solito zapping nei canali via satellite del weekend, o durante le vacanze,non lo ricordo piu, mi sono imbattuto in una partita di FA cup, la coppa di Inghilterra: Nottingham Forest-West Ham.

 Questo torneo, dico una cosa scontata, conserva intatto nonostante il passare del tempo il suo fascino. E` la competizione piu’ antica del mondo, se parliamo del calcio come la disciplina attuale, il football moderno, che tutti noi amiamo. Ha questa incredibile caratteristica, che nessun altro trofeo di tipo nazionale riesce in alcun modo a replicare; permette di partecipare a tutte le squadre su suolo inglese, partendo da lontanissimo ed attraverso lunghi mesi e sfide ad eliminizazione diretta, con una formula che prevede accoppiamenti totalmente casuali e su partita unica.

 Ed e’ partecipazione seria, vera e sentita soprattutto da parte dei club piu’ piccoli, a maggior ragione quando vengono chiamati a sfidare i superclub della premier.  Immaginate uan partita secca nello stadio della squadra sfavorita, talvolta troppo piccolo per contenere gli spettatori e l’entusiasmo dei supporter. Davide contro Golia, nella sua trasposizione calcistica anglosassone, of course, in classici, talvolta vittoriani, impianti bomboniera; trasudano tradizione, veramente ed inimitabilmente in “pure british style”.

 Non sono rari casi in cui la squadra “underdog”, quella sfavorita, sovverte il pronostico ed elimina una delle grandi. Per non andare troppo lontano e non e’ nemmeno il caso piu’ miracoloso, nel 2013 ha trionfato il Wigan, squadra all’epoca di premier league ma di certo non di prima fascia, anzi peggio, retrocessa nello stesso anno in seconda serie (la championship). Finale contro la corazzata  Manchester city, uno dei club piu’ ricchi del pianeta. Un tripudio per i tifosi Wigan, solo per far capire come sia piu` importante la FA cup che la  permanenza in premier o addirittura, talvolta, della vittoria stessa della massima serie inglese. E` la competizione piu` democratica al mondo, in sostanza.

 Ebbene, non e’ della FA cup che voglio parlare, voglio scrivere del Nottingham Forest.  In questo caso ha vinto a casa propria, in un piccolo e tradizionale stadio britannico, e lo ha fatto sonoramente, 5-0. Si, questo e` stato il risultato finale della partita vinta dal Nottingham Forest, squadra della championship, contro il West Ham, squadra di Premier League.

 Il risultato la dice lunga sulla competivita` della “serie B inglese”, ma non e’ questo il punto. Il punto e’ che il Nottingham Forest e’, quelli della mia generazione certamente lo ricordano, una squadra di grande tradizione e che tradizione, se si pensa che hanno vinto due coppe dei campioni consecutive verso la fine degli anni settanta.

 Una nobile decaduta, come diremmo noi; era non so come uscita dalla mia testa, dai miei ricordi, anche se ho visto quelle finali in televisione ed alcuni loro giocatori sono famosissimi. Il ritrovare il Forest cosi` casualmente, improvvisamente, dopo averlo rimosso per quasi un ventennio, ha stuzzicato la mia curiosita`.

 Cosi` ho deciso di scrivere di questo club; per farlo, evitando di infarcire di  troppe castronerie il pezzo ma cercare come faccio sempre  di trasferire qualcosa che sia tra la storia e la mia personale reminescenza, tra la verita` e quel che la mia fantasia produce, ho cominciato il percorso di rilettura di questo glorioso team.

 La cosa piu` semplice e` cercare sul web ed ovviamente il primo facile supporto e` Wikipedia. Allora, vediamo:

 Anno di fondazione 1865! Quasi 150 anni di storia. Per fare un parallelo, mentre noi stavamo ancora facendo l’unita d’Italia, (breccia di porta Pia 1870), mentre negli USA si avviava alla conclusione la guerra di secessione (1860-1865), questi qui giocavano a calcio.

Colore delle maglie rosso,si legge. Sembra che sia stato il primo club di calcio ad usare questo colore per le divise di gara. Pare inoltre che L’Arsenal (1886) debba l’adozione del rosso sulle proprie maglie al fatto che le prime casacche da gioco vennero per l’appunto donate dal Forest.

 Qui tutto trasuda storia, siamo piu` o meno alla genesi del calcio cosi` come lo conosciamo oggi. Non si puo` non restarne affascinati.

E qui comincia, con mia sorpresa anche un certo legame con l’Italia, perche` pare che l’ispirazione per la scelta del colore sia stato il rosso delle camice dei garibaldini…storia o leggenda, chissa`?

 Sicuramente, un retaggio a noi familiare e` quello romanzesco della Nottingham del ladro che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Robin Hood, la foresta di Sherwood, Riccardo cuor di leone alle crociate. L’usurpatore Giovanni senza terra, little John e frate Tuck (che alcuni di noi nel proprio immaginario identificano con un Rafa Benitez con il saio, piu` o meno).

 In realta` il simbolo della squadra, un albero, e` di relativamente recente adozione (anni 70) ed il nome della squadra stessa (Forest) non prende origine  dalla rinomata Foresta di Sherwood bensi` dal Forest Recreation Ground. E` una sorta di parco, un’area a nord di Nottingham, poco lontano dal centro della citta`, dove originariamente la squadra giocava, molto prima di trasferirsi al City Ground (30,000 posti) dove tuttora gioca.

 Tralasciando tutta la storia primordiale seppure varrebbe la pena di ripercorrerla, direi che per noi, forse non solo per noi a pensarci bene,  la cronaca gloriosa del Forest si lega indissolubilmente a quella del suo manager per quasi un ventennio,  dal 1975 al 1993,  Brian Clough , l’uomo delle due coppe dei campioni consecutive.

 La storia di Brian Clough, che per personalita` possiamo definire una sorta di  Mourinho ante litteram, ha del romanzesco a sua volta: in estrema sintesi e` stato attaccante di ottimo rendimento ma la sua fama e` legata a quanto fatto prima allenando e vincendo un campionato, 72-73 con i rivali storici del Forest, il Derby County. Successivamente per il suo passaggio ed i travagliati 44 giorni alla conduzione del Leeds United, rimpiazzando Don Revie, santone del calcio inglese passato ad allenare la nazionale. La parabola negativa e l’insuccesso alla guida del Leeds sono descritti senza fronzoli in un libro molto criticato dagli stessi protagonisti, per una ricostruzione mai avallata apertamente neanche da Clough (“The Damned united”, il Maledetto united di David Peace) da cui e` stato tratto un omonimo film, molto bello. In pratica si parla di fronda da parte dei giocatori piu` importanti del Leeds  nei confronti di Clough, perche` legati a Don Revie, personaggio piuttosto controverso che si narra  esortasse i suoi al gioco sporco sino ad interventi tagliagambe. Trai “congiurati” del Leeds, una nostra vecchia conoscenza, Joe Jordan, si, proprio lo squalo che giochera` in Italia nel Milan.

 Brian approda al Forest con il suo altrettanto famoso e storico assistente Peter Taylor, a cui molti ascrivono una gran fetta dei meriti dei successi di Clough. Taylor e` stato infatti un grande scout di talenti, nonche` si dice svolgesse lui una buona parte di lavoro sul campo con il team.

Brian Clough e` l’istrionico uomo copertina, personaggio molto discusso, Taylor e` quello che fa la parte di lavoro pesante, oscuro,almeno cosi` implicano taluni.

Il rapporto trai due, che si snoda attraverso una vita, e` tutt’altro che idilliaco e soffrira` di incredibili litigi, svariate separazioni e riconciliazioni. Molto probabilmente, non ci sarebbe stato Brian Clough senza Peter Taylor e viceversa.

Dicevamo, i due arrivano al Forest e quello che accade ha dell’incredibile: nel primo anno riportano il club Nella massima serie, nel successivo vincono il campionato, poi due coppe dei campioni consecutive.

Fanno inoltre parte dei successi nell’era Clough una supercoppa europea e quattro coppe di lega.

 In europa sono gli anni del dominio inglese con il Liverpool. Il Forest spezza questa egemonia prima in campo nazionale e poi in quello internazionale. Bel gioco, velocita`, meccanismi perfetti, personalita`,carisma.

Molti i personaggi  che diverranno famosi, una squadra imbottita di giocatori importanti che impareremo a conoscere: Peter Shilton, forse il piu` forte portiere inglese dopo Gordon Banks, protagonista con le sue parate dellle vittorie internazionali, Viv Anderson (primo nero a vestire la maglia della nazionale inglese) , Archie Gemmill, Martin O’neill.

 Per noi italiani il piu` famoso e probabilmente il piu` forte di tutti e` Trevor Francis. Militera` nella Sampdoria vincendo una coppa Italia e con meno successo nell’atalanta.  Un altro legame con il nostro paese, dopo quello ancestrale, Garibaldino.

 Clough ha concorso ad unificare sotto il suo nome e pacificare tifoserie arcirivali come Derby County e Forest. Statue dedicate a lui (ed a Taylor in qualche caso) e trofei assegnati in un torneo commemorativo ricordano questa liason, il fatto che Clough sia stato sia al Derby che al Forest, mietendo successi.

 Considerato uno dei piu` grandi coach di tutti i tempi ma personaggio controverso, ha  lottato con i suoi probemi di alcolismo ed e` stato implicato in scandali e accusato di  corruzione e mazzette nei trasferimenti di alcuni giocatori. Molto esplicito e diretto nell’esprimere il proprio pensiero anche quando impopolare, assolutamente non polically correct. Alcune sue interviste sono passate alla storia.

Muore di tumore nel 2004, a 69 anni, quando ancora echeggia una polemica su alcune sue presunte affermazioni omofobiche nei confronti di Justin Fashanu.

 Tornando al Forest, i 18 anni di regno di Clough  termineranno nel 1993 a fronte della retrocessione in Championship. Di qui il declino ed una altalena di risalite e discese all’inferno ma anche altri personaggi a noi noti che incrociano i loro destini con la squadra del Nottinghamshire: Stuart Pearce, nazionale inglese e player manager del team, Roy Keane prima di passare al Manchester United Nel 1993.

 Una ulteriore menzione per uno che non ha fatto particolarmente bene da quelle parti ma che conosciamo, un altro “italiano” di Inghilterra: David Platt, ha allenato il club in tempi recenti e portato da quelle parti, peraltro spendendo molti soldi e molto criticato, senza successo, giocatori italiani come  Moreno Mannini, Matrecano, Petrachi.

Oggi, una proprieta araba (del Kuwait) ed a detta loro un piano dai tre ai cinque anni per ritornare competitivi a certi  livelli. Primo gradino, molto difficile, tornare in Premier League. Ed io, glielo auguro nel modo piu` sincero. La storia del Nottingham Forest football club lo merita.

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