Olanda- Messico 2-1 la risposta all’atroce quesito.

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C’e` un filo conduttore che lega due dei tecnici piu’ acclamati dell’era moderna ed il loro modo di intendere il calcio agli antipodi: Jose Mourinho con il suo calcio fatto di intensita’ e verticalita’ e Pep Guardiola con il suo possesso palla ossessivo. Cosi’ lontani cosi’ vicini (cit. Wenders) ed in realta’ il rovescio della stessa medaglia. Quanto stiamo vedendo messo in opera dall’Olanda ai mondiali ne e’ la prova: pragmatismo, cinismo, possesso palla ma anche duttilita’ coraggio, tecnica, atletismo, verticalita’, cuore e sudore, talvolta estetica.

Tutto in un’unica ricetta ed il cuoco e’ il maestro del duo “portoghese e catalano”, Luis Van Gaal. E` lui l’anello di collegamento tra due universi calcistici cosi’ apparentamente distanti.

Nella partita col Messico abbiamo visto tutto: dal tentativo naufragato per un gollasso di Dos Santos di controllare per partire in verticale anche a costo di piazzare il famigerato autobus davanti alla porta e beccarsi fiumane di critiche, in patria e non (me compreso) per un calcio non in linea con la tradizione orange.

Alla disponibilita’ e duttilita’ totale dei calciatori nell’andare senza problemi a ricoprire qualsiasi ruolo in campo quando la situazione lo richiede: Kuijt, destro naturale ed attaccante in origine, schierato a sinistra quinto di difesa; in partita cambiera’ 3 o 4 ruoli : terzino destro di una difesa a quattro, mezzala, attaccante (Ora forse capiamo che Benitez non aveva tutti i torti nel chiederlo a Moratti). Chi non vorrebbe un giocatore cosi’? 34 primavere ed un moto perpetuo).

Sneijder a rincorrere come un medianaccio per tutta la partita, riportato poi negli ultimi minuti piu’ vicino alla porta immediatamente decisivo con un goal dei suoi (era dai tempi proprio del triplete e di Jose’ che non lo si vedeva cosi’ applicato in campo).

Huntelaar che non ha toccato campo sino agli ultimi dieci minuti col Messico che prende la palla e tira senza problemi e con la fiducia di tutti e segna, un rigore decisivo.

Blind, un terzino spostato in mediana per l’infortunio di De Jong, uomo chiave dello scacchiere di Van Gaal, dopo pochi minuti (chissa’ se pesera’ nelle prossime).

E potrei andare avanti menzionando i continui cambiamenti in corsa e la capacita’ immediata, adattiva e basata sul sacrificio di tutti. E` questa la maggiore abilita’ di Van Gaal, ottenere di tutto da tutti, come Jose’ e come Pep, anzi loro due come lui e non il contrario.

Una squadra che da tutto e dove tutti corrono come pazzi in un catino bollente e contro un avversario che definire scorbutico e’ dire poco, con un portiere tanto naïf nell’operato quanto efficace nelle parate ed un gruppo di giocatori di livello medio alto (Guardado, Dos Santos Marquez, Peralta, etc). L’unico che non serve “pisellino”, giustamente tenuto in panca, lo tratta l’Inter.

Gente che va oltre i propri limiti che pure ci sono ma in questo mondiale chi non ne ha? Visto il Brasile che roba?

Se questa e` Olanda, o stile olandese classico, era la domanda anche nel precedente post o se l”olanda si stia “Mazzarrizzando” , questo era il quesito.

Oggi avendo visto di piu’ , mi sento di poter dire che quest’Arancia seppure a noi esteti e puristi non piaccia, come modulo di partenza che prevede tre centrali e diversi giocatori fuori ruolo, abbia piu` della sua tradizione fatta di interscambiabilita’ delle posizioni e che quinidi si tratti di un ulteriore stadio evolutivo che prevede la praticita’, dopo anni di effimero narcisismo e tre finali mondiali buttate, che non dell’adozione di un calcio di retroguardia nello stile dell’attuale “allenatore” dell’Inter (per l’appunto l’atroce quesito).

Il Cigno forse si e’ specchiato nello stagno e si e’ visto meno bello e piu’ anatroccolo nero, ma e’ solo un riflesso, una strana “fata Morgana” che proietta un’immagine e non la realta’ che resta quanto mai affascinante e chi lo sa, finalmente, totalmente vincente.

Se anche L’Olanda si “Mazzarrizza”…

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Dallo scadente spettacolo tecnico tattico offerto dai mondiali e` arduo tirar fuori roba interessante, cosi` sbircio tra un pisolino e l’altro quello che accade, quando ho tempo e possibilmente scegliendo le partite che potrebbero in qualche misura consegnarci qualcosa, delle novita` rispetto al poco che viene abitualmente spiattellato in campo.

 Proprio in questo tentativo di cavar del sangue dalle rape, o olio dai sassi mi metto di buzzo buono a guardare Olanda-Cile. Vale il primo posto nel loro girone (e quindi consente di evitare il Brasile negli ottavi, mica poco) ma soprattutto mi offre l’opportunita` di vedere di nuovo all’opera i sudamericani che forse han fatto vedere le cose piu` interessanti da un punto di vista del modello di gioco e gli amati olandesi, solitamente all’avanguardia  per quanto riguarda la proposta offensiva, allenati da un vero vate del calcio, Louis Van Gaal.

 Delusione, partita brutta, Cile che si conferma tenendo ritmi alti ma sbattendo contro la Maginot eretta dagli orange, che in questo mondiale non regalano spettacolo ma un calcio che piu` speculativo non si puo`, fatto di difesa a 5 e contropiede violento a cura di Robben e pochissime concessioni allo spettacolo ed all’avversario.

 A prima vista dunque la novita` e` proprio questa…l’Olanda normalmente depositaria del bel gioco, zeppa di giocatori di talento e spesso narcisista e specchiantesi tanto in se stessa e nella sua bellezza, cosi` da perdere il lume della ragione e precipitare nel baratro di sconfitte inaspettate ed improbabili (basti ricordarsi quella con L’Italia ai famosi europei dopo una partita dominata e poi persa ai rigori, con Toldo migliore in campo)!

 Insomma, Van Gaal ci ha tolto la piacevole sensazione di vedere in campo una squadra molto bella e tecnica, d’attacco a prescindere, restituendoci nonostante lo storcere il naso di alcuni dei suoi stessi giocatori un dogma fatto di disciplina, sudore e sacrificio, difesa arcigna e marcature ad uomo anche da parte dei suoi giocatori di maggior talento.

 Un Olanda mazzarrizata insomma, orrore!

 Sul piano del risultato comunque, alla fine la partita viene vinta quando si aggiunge qualita` con una nuova punta (Memphis Depay, un talentino), senza peraltro schiodarsi dai 5 dietro, seppure molto elastici e quando anche il Cile mette piu` qualita` e coraggio in campo rischiandosela… ed alla fine attraverso il fondamentale piu` debole del Cile (squadra bassa, media 1,75. ) il gioco aereo su piazzato. Si, perche` le partite moderne si vincono molto spesso cosi`.

 Olanda 9 punti, calcio asfittico, Blind che insegue e picchia per tutta la partita l’imprendibile Nino Maravilla (che manco Gentile con Maradona), Kuijt un tempo attaccante schierato a mezzala a coprire con rigide consegne in tal senso, nemmeno una vera punta di ruolo, Sneijder che non marcava neanche ai tempi di Mourinho ad inseguire e contrastare il centrocampista opposto manco fosse De Jong (ah c’e`anche lui in campo e veder della qualita` in impostazione della manovra a questo punto non e` arduo, e` impossible…).

 Una controriforma calcistica ed il peggio e` che in una competizione come questa, con molti errori e disorganizzazione generale, chi ha uno straccio di idea ed una disciplina fara` strada; Noi italiani lo sappiamo bene quanto conti l’organizzazione e la disciplina. Se le arance non si ribellano al condottiero rivendicando la loro identita`, probabile vadano molto avanti.

 Ma a guarder bene, non sarebbe d’altra parte la prima volta che gli esteti Olandesi decidono di scendere dal piedistallo: La crepuscolare Olanda del 78, composta dai reduci del 74, faceva un calcio bruttarello, pratico e tattico, cinico come questo di Van gaal sfruttando poi il talento residuo dei vari Haan, Rensembrink, Neeskens, Krol.

  Ernst Happel, Austriaco ed allenatore degli Orange nel mondiale argentino, e` passato alla storia come tecnico di grande intelligenza e abilita` ma anche capace di bieco tatticismo e profondamente “resultadista”.

 Facciamocene una ragione dunque, penso, e per sbaglio lascio accesa la televisione sul commento post partita di Sky. Per fortuna c’e` Federico Buffa, uno dei pochi che val la pena di ascoltare sia per la capacita` di presentare il calcio e lo sport in maniera piacevole, non banale che per la immensa quantita` di notizie e competenza che ci mette a disposizione.

Colgo quindi il paragone con le marcature ad uomo applicate in campo dagli olandesi con qualcosa di mutuato, secondo Buffa, dal basket, la zona Match-up, un particolare modello di difesa, dice lui, che peraltro che non e` nuovo nel calcio e lo ha visto applcare da un altro santone olandese del calcio, Hiddink.

 Io che non capisco una mazza di basket penso pero` che se lo dice lui, super esperto della materia ci sara` del vero, e vuoi vedere che c’e` “del nuovo in Brasile” alla fin fine, e quindi via al succo dell’articolo o del discorso. Andiamo a documentarci su sta difesa Match up.

E scopro che, in effetti, non si fa’ fatica a trovar le similutidini con quello che fanno gli olandesi e non puo` certo essere un caso.

 In pratica ed in soldoni in fase di non possesso si difende in una data zona di campo (la nostra meta`campo in questo caso, piu` o meno) ad uomo. Si vanno a realizzare una serie di uno contro uno che pero` non sono designati a priori (tizio marca sempre sempronio etc…), ma si esplica in un comportamento fortemente adattativo e duttile dove i giocatori si possono trovare, scalando in modo appropriato per coprire tutta la suddetta zona di campo, a fronteggiare un avversario diverso, o quando privi di avversario da marcare, a prendere una posizione in campo atta ad aiutare la squadra; ad esempio ostruendo una linea di passaggio.

 E` un sistema che richiede disciplina e sincronia ed il guardarsi molto con i compagni per lavorare sulle giuste scalature a tempo debito, nonche` la capacita` di operare fondamentalmente in tutte le posizioni del campo, dove per l’appunto scalando ci si puo` venire a trovare.

 Una cosa di questo tipo e` tutt’altro che facile da realizzare e comporta, ad esempio, di allenare i giocatori alle varie situazioni e nelle varie zone di campo, padroneggiando il piu` possibile i fondamentali del gioco (piede destro, sinistro, capacita` di difendere, di attaccare etc).

 Insomma richiede atleti di una duttilita`, versatilita` e completezza estrema che agiscano da squadra, si comprendano e giochino insieme, coralmente, meccanismi di comunicazione trai giocatori perfettamente rodati ed una fiducia cieca in quello che fara` il compagno per potersi muovere sul campo senza particolari remore. E questo e` “ pure Orange Style”.

E` inoltre evidente come sia importante non farsi battere nell’uno contro e uno per non garantire all’avversario la superiorita` numerica e costringere la squadra a scalature anomale, di qui la spendibilita` di falli tattici (come nel basket) a fermare l’avversario ed interromperne l’azione (Blind contro Sanchez).

 Questo modello difensivo inoltre pemette di: creare incertezza nell’attacco/attaccante avversario che non deve capire quale difesa ha davanti, lo costringe ad attaccare la difesa schierata ed organizzata, lasciando poco tempo da sfruttare; non permette “letture” facili . E` obbligatorio “aggredire” sempre l’uomo in possesso di palla, “muoversi” con la palla dopo ogni singolo passaggio ed ogni difensore deve difendere uomo vs uomo contro l’avversario nel suo “imbuto” (porzione di zona). E` fondamentale cambiare l’inerzia dall’attacco avversario negando/disturbando le linee dirette di passaggio ed attacco in area con/senza palla;  (Cit Cesare Pancotto).

 Quindi “oltre la noia c’e` di piu`” e ragionevolmente possiamo affermare che l’Olanda non si e` Marrarrizzata, non credo costui sappia nemmeno di cosa stiamo parlando.

 Dovremmo piuttosto osservare l’arancia con gli occhiali dell’appassionato di tattica ed allora certamente troveremmo degli spunti interessanti, in questo mondiale come sempre low profile e nazionalpopolare. Di certo non e` pane per lo spettatore medio di turno e forse neanche per me,  pero`’ ad ogni modo’ ho trovato un’altra ragione per vedermi la prossima partita dell’Olanda e verificare queste teorie.

Mondiali, difese a tre ed altre amene vicende

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                                                   Trovo che in certi giorni mi ci voglia molta pazienza a governare le provocazioni che mi arrivano da tutta una serie di interlocutori sulla materia calcio. D’altra parte, se sia al lavoro che sui social ci si rende visibilie  e si espongono delle posizioni, talvolta molto nette su un dato argomento, inoltre per rispondere ad una spinta narcisistica si apre un blog nel quale si menano mazzate a destra ed a manca e la gente si premura di darti ascolto o leggerti, e` un po’ parte del gioco “ graziosamente sopportare” il postulante di turno che ti ricorda con precisione alcune cose che hai detto.

In questo caso parliamo di mondiali (che palle, non era meglio scappare a Capalbio? cit. gli intellettuali italiani nel 1990, seccati che la loro pace e le loro riflessioni sul senso della vita e dell’universo venissero disturbati dallo schiamazzo generato dei mondiali in Italia e da quei “caciarioni” di tutto il mondo che si stavano dando convegno nello stivale…) e la provocazione dell’interlocutore di turno alle macchinette del caffe` e` la seguente:

“Tu (io) che odi le difese a tre e le ritieni anacronistiche” hai visto quante squadre ai mondiali adottano questo sistema di gioco?”

A parte che sto vedendo il meno possibile di questa roba a nome mondiale, comunque qualcosa ho osservato e vorrei argomentare:

Assunto di base: I mondiali di calcio non sono la cartina di tornasole o il punto piu` alto in termini di competizioni nel calcio attuale, anzi. La manifestazione in se e` trombette, folclore, colori, torcida e perche` no belle ragazze mezze svestite sugli spalti. Insomma, e` una festa nazionalpopolare non la sublimazione tecnica o lo “state of the art” calcistico.

In generale ai mondiali, anche guardando le nazionali maggiori, si assiste ad uno spettacolo tecnico di basso livello, ritmi spesso lenti dati anche dal caldo, errori banali ed una certa disorganizzazione di gioco, a parte quattro coordinate di base

Per loro natura le nazionali di calcio sono delle selezioni, non dei veri e propri team ed hanno da un punto di vista del modello e dell’organizzazione di gioco poco tempo per lavorarci. Ne consegue quindi che le squadre manifestamente inferiori ma dotate di una certa cultura calcistica si “mutandino” adottando sistemi di gioco difensivi con squadre infarcite di difensori e mediani, per sopravvivere nel confronto con le nazionali ad alto patrimonio tecnico. A dire il vero questo meccanismo lo vediamo anche in Italia nel “campionatuccio de noantri”.

E` chiaro percio` che il Messico nell’affrontare il Brasile si schieri in questo modo, e sinanco l’Olanda (orrore) si violenti, nell’affrontare Spagna e Australia con un tre di partenza (che peraltro sta stretto ai giocatori di scuola Ajax e tira aria di fronda). Potremmo anche notare pero` che L’Olanda vince la partita con l’Australia quando passa ad un piu` naturale 4-3-3 (non ancora il 4-2-3-1 di scuola ma ci siamo vicini).

Insomma l’Olanda che e` una nazionale di grandi tradizioni, con un buon tecnico, piu` che adottare un unico sistema di gioco e` duttile ed in corsa sa e puo` cambiare.

Quelli che stanno sorprendendo (ma non piu` di tanto) sono i cileni, quanto ad organizzazione di gioco ma sopratutto ritmo (corrono il doppio degli altri chissa` se durano).

Riescono ad essere compatti ed accorciare sempre in avanti e certo, almeno in partenza sembrano giocare a tre dietro ma poi…non si capisce nulla tale e` la rotazione ed il sacrificio di tutti, in un’ottica di un calcio totalizzante, ancor piu` che totale con scalature ormai tanto naturali da sembrare quasi istintive. In Italia qualcosa di simile, fatte le dovute proporzioni, tenta di farlo il Genoa, compatibilmente con l’allenatore che si ritrova ed ed il tasso tecnico degli interpreti.

Vorrei anche osservare che comunque c’e` una bella differenza tra il Cile che schiera due centrocampisti nella linea difensiva a tre (ed un solo difensore canonicamente detto), o la stessa olanda che in pratica poi schiera delle ali e non dei terzini sui lati del campo, rispetto a quanto propongono alcuni santoni di questo modello di gioco (ad esempio Mazzarri), che su dieci giocatori di movimento mette tre stopper, due terzini ed un mediano difensivo. E` c’e` anche differenza in quello che fa` la nazionale italiana o la Roma con De Rossi, che a volte va a comporre una linea a tre con i due centrali di difesa ma di base gli si schiera davanti, non dietro a mo’ di libero come accade con Mazzarri o Conte con il “centrale dei centrali” che e` diensore a tutti gli effetti di cultura di ruolo e piedi, non centrocampista.

L’ultima osservazione riporta a quanto scritto prima sul livello di questi tornei per nazioni che permette una certa qual “amenita`” sul come mettere la squadra in campo, mentre ad esempio in Champions league, la piu` competitiva competizione calcistica al mondo, schierati in quel modo si viene regolarmente fatti a fette, almeno sino ad ora e sino a prossime ed eventuali smentite, Juventus docet.

Bomboletta si…moviola no?

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Introduzione

Chi mi conosce sa che dei mondiali di calcio non me ne puo` fregare di meno, per me questo e` un altro sport, rispetto a quello dei club. Sinceramente poi alle 23:00 l’altra sera cotto com’ero dagli impegni di lavoro ho preferito la via del letto, piuttosto che guardare la nazionale prandellota ed italiota che non mi rappresenta affatto.

Questo articolo pero` lo pubblico, ben scritto da un amico con il quale condividiamo la ferma convinzione che le  innovazioni, i cambiamenti delle regole gioverebbero.  Ottavio Virtuani, con il  quale abbiamo scritto a 4 mani i post qui pubblicati a titolo “E` vietato non cambiare” ci propone una rivisitazione  della partita inaugurale e degli episodi salienti alla luce delle nostre proposte di cambiamento delle regole del calcio. Questo come gli articoli della “saga”  e` vietato non cambiare sono stati pubblicati sia da Tifosobilanciato.It che dal sito JCmelegnano.net.

A giudicare dai commenti, negli altri siti in cui abbiamo pubblicato,  direi che ormai si tratta di una battaglia ideologica, una guerra di religione che intendiamo riavviare e vale la pena di portare avanti. Buona lettura.

Bomboletta si…moviola no? di Ottavio Virtuani.

Partita inaugurale del Campionato del Mondo vinta dai padroni di casa brasiliani per 3 a 1 ma questo conta poco, quello che conta è che nella partita di ieri sera alcune (non poche comunque) delle proposte mie e di Domenico si sono magicamente materializzate in campo.

Dopo aver visto una simulazione sul gol/non gol (ieri sera non c’è stato bisogno di un applicazione reale ma comunque è un buon passo in avanti anche questo) alla mezz’ora del primo tempo ecco che compiaciuto vedo l’arbitro effettuare un gesto banale, persino stupido nella sua semplicità: punizione dal limite, barriera che si schiera, arbitro che con una bomboletta spray traccia una linea sul terreno di gioco e la barriera non può che “rubare” qualche insignificante millimetro, senza perdite di tempo, proteste e manfrine che invece si vedono tutte le domeniche sicuramente nel nostro campionato, molto probabilmente anche in tutti gli altri.

Sorrido fra me e me perché fra le tante e molto importanti proposte da me e Domenico fatte l’anno scorso nella serie di articoli intitolati E`vietato non cambiare: nuove regole per una cultura sportiva “rinforzata”   c’era anche questa e mi impongo di scrivere un post l’indomani mattina su come sia semplice, una “cazzata” direi, migliorare anche nelle piccole cose il calcio…già, giusto, basta volerlo e fra me e me penso che l’instant replay, quello si che sarebbe una rivoluzione epocale.

Manco a farlo apposta ed ecco che si scatena il finimondo: al Brasile al 70’ viene concesso un calcio di rigore che le malelingue potrebbero definire tipico di queste manifestazioni quando la squadra di casa in difficoltà e dunque nel dubbio viene aiutata: nella concitazione dell’azione io come al solito in diretta non ci capisco un tubo e rimango nel dubbio, magicamente però vengono proposti due o tre replay e…beh “brutta pagina di calcio”, “scandaloso” e “vergognoso” sono le parole non censurabili e che dunque posso scrivere che mi sono state whatsappate…nessuna perdita di tempo comunque, due secondi e l’enigma è risolto: rigore clamorosamente inesistente!!!

Il Brasile è per me il grande favorito, probabilmente avrebbe vinto ugualmente la partita, l’arbitro non è mai in malafede, probabilmente è solo scarso e comunque ha il diritto, in questo.calcio dove la palla viaggia a cento all’ora, di poter sbagliare: di sicuro c’è solo che il mezzo tecnologico lo avrebbe aiutato a non sbagliare!

Passa poco ed ecco che al 76’ c’è un azione pericolosa del Brasile con un colpo di testa ravvicinato di David Luiz e di nuovo proteste croate: tre replay ma non si vede il contatto fra i due giocatori…azz, la moviola non dipana sempre i dubbi….ma chi se ne frega, nessun problema comunque: l’instant replay non risolve? Certo è una possibilità e noi l’abbiamo prevista e dunque vale la decisione presa dall’arbitro!!!

Al 83’ con i croati sicuramente nervosi per via dei dubbi sull’essere stati danneggiati dall’arbitraggio favorevole alla squadra di casa protestano per un gol annullato a causa di un presunto intervento falloso su Julio Cesar ad inizio azione: veementi le proteste ma anche in questo caso è sufficiente uno dei tre replay per dare ragione al direttore di gara giapponese Nishimura. Fallo certo su Julio Cesar!

Non voglio dire che sia di semplice applicazione quanto da noi proposto, voglio però dire che basterebbe poco e cioè la volontà di innovare tecnologicamente uno sport fermo con alcune regole datate addirittura a fine ‘800 per migliorare le cose, per stemperare le tensioni in campo e rendere più equo e quindi più bello questo meraviglioso sport.

Per concludere voglio prendere spunto da quanto successo al 27’ del primo tempo ancora una volta ieri sera: braccio largo di Neymar su Olic, per me sceneggiata del croato, corretto il cartellino giallo ma croati (e commentatori Rai nell’intervallo) che chiedono il rosso… non confondiamo, come scusa per dire no alla moviola in campo, la possibilità di vedere e rivedere un’azione a bocce ferme dall’interpretazione che ne potrebbe essere data: si può essere incerti o interpretare male un’azione dubbia anche con l’instant replay.

Io sono però fermamente convinto che nella stragrande maggioranza dei casi:

– smetteremmo di discutere di episodi clamorosi come quello visto ieri sera

– ci sarebbero gli animi più distesi sia in campo ma soprattutto sugli spalti

– i risultati sarebbero più equi

– abbatteremmo nelle menti bacate di chi vede complotti ovunque la sindrome di chi si sente sempre perseguitato

– le squadre più forti continuerebbero a vincere

A me non sembra affatto poco, e a voi?

I tulipani degli anni 70 II – L’altro Johan

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                                                     Per continuare a scrivere della mia arancia preferita (chi vuole puo` cercare nel blog il primo articolo “la beat generation del pallone”, tra le “Storie”) , dei principali protagonisti di quell’epoca, avrei solo l’imbarazzo della scelta:

dal santone, visionario allenatore Rinus Michels, al portiere “tabaccaio” Jongblooed, a Van Hanagem, signore e padrone del centrocampo, a Rud Krool, prima terzino di attacco e poi centrale difensivo di immensa classe ed altri ancora. Tutti personaggi incredibili che meriterebbero un capitolo dedicato. Non e` detto che un giorno io non li scriva.

E sarebbe troppo facile scrivere del profeta del goal, il mio giocatore preferito di sempre. Su costui si sono spesi fiumi di inchiostro ed aggiungere qualcosa sarebbe semplicemente addizionare gocce d’acqua all’oceano.

Per me ce n’e` uno che piu` di tutti merita menzione, di cui si e` scritto e parlato troppo poco, se pensiamo a quello che ha conseguito ed a cosa ha rappresentato, anche come punto di partenza per arrivare a quei giocatori duttili e completi che fanno la fortuna degli allenatori, nel calcio attuale.

Johannes Jacobus Neeskens classe 1951, noto a molti come Johan secondo (il rovescio della medaglia, quello complementare), ovviamente perche` contemporaneo ed amico del celebratissimo, divino Johan Cruijff e probabilmente oscurato da questi. Seppure, come dicevo, nessuno incarni meglio di Neeskens, per gli intenditori, il giocatore totale.

Un antieroe solo all’apparenza e solo perche` troppo fulgida e` la stella di Crujiff. In realta` un fenomeno. Completo, universale, capace di ricoprire qualsiasi ruolo in campo, da difensore a mediano, incursore o addiritura attaccante goleador. In sostanza un leader silenzioso e “by fact”.

Si autodefinisce « Un mediano difensivo che sapeva segnare » . Io direi rubando ad altri le definizioni, un “Box to box player”, oppure uno “shadow stricker”.

E` il giocatore icona del calcio totale predicato da Michels prima e Kovacs poi, all’Ajax. Un ottimo atleta con piedi perfettamente educati, forte anche nel gioco aereo. Con Crujiff la simbiosi e’ totale, dentro e fuori dal campo. Il braccio e la mente ma non sarei sicuro chi fosse l’uno o l’altra. Piuttosto, come consono ai tulipani, si scambiavano di ruolo…

Michels e Kovacs predicavano in Olanda: “un giocatore deve essere completo e continuo, capace di adattarsi a giocare in qualsiasi zona del campo”. Questo e` esattamente Neeskens, piu` di tutti gli altri compagni. Una intelligenza calcistica superiore, un vero mostro, un’arma letale, ago della bilancia ed equilibratore del modello di calcio totale. Insostituibile ancora piu` di Johan I, tanto che condurra` l’Olanda alla seconda finale mondiale di fila, nel 78, quando Cruijff non sara` presente.

Giocatore di baseball promettente in anni in cui Olanda ed Italia si contendono il (poco) significativo predominio europeo in una disciplina con debole attecchimento da queste parti. Anche se… ci stava per rubare il grande Bruno Conti… Johan II lo vogliono portare in America ma alla fine sceglie il calcio, per fortuna.

Gioca nella RCH (Racing Club Heemstede, la sua citta` natale) quando viene notato da Michels e portato all’Ajax , 18enne o giu di li. A 19 anni vince la sua prima Eredivisie con l’Ajax. Presto comincera` il grande ciclo dei lancieri con le tre Coppe dei Campioni di fila. Neeskens gioca e bene, difensore. Si, difensore, avete capito bene. Pensate che quando Cruyff abbandona i “lancieri” ed emigra a Barcellona, Neeskens diventa trequartista-centravanti al suo posto.

Anche in nazionale arriva presto, l’11 novembre 1970 contro la Germania Est. Nel ‘74, ai mondiali in Germania (ovest) sara` capocannoniere dell’Olanda con 5 reti. E` un micidiale rigorista. E gia`, perche` i rigori li batte lui nel 74 mica Johan I, compreso quello della sfortunata finale con i tedeschi ovest. Ed e`un personaggio mai scontato, come vedremo.

Alla vigilia del Mondiale del ‘74 Neeskens si accorda con il Barcellona, si riunira` cosi` a Michels e Crujiff. Amato anche da quelle parti, sia per la bravura che per la sua volontà di identificarsi con il club e con la Catalogna. Vincera` una Coppa del Re, una Coppa delle Coppe e 219 partite, 53 gol.

In Argentina nel 78 l’Olanda arriva senza Cruijff, come accennavo poc’anzi. Neeskens, guidera` la nazionale fino alla finale poi persa 3-1 ai supplementari contro i padroni di casa. Una delle partite piu` violente della storia del calcio, sotto gli occhi dei colonnelli, mentre migliaia di persone vengono fatte sparire. È la fine di un ciclo. Neeskens lascia la nazionale, 49 partite ufficiali, 17 reti.

In Nazionale Come e piu` di Cruijff, un re senza la corona. Oltre alle due finali mondiali perde la semifinale del 76 dei campionati europei con la Cecoslovacchia (le cronache riportano una rissa nel fango piu` che calcio) e viene espulso per fallo di reazione. Gli Orange arrivano terzi, senza schierare i due Johan nella finale di consolazione.

Alla fine degli anni Settanta come molti campioni europei al termine della carriera, Neeskens emigra negli Stati Uniti, dove gioca principalmente con la maglia dei New York Cosmos. Poi i debiti della allora lega nord americana (National soccer league) il declino ed il fallimento di questa ed il ritorno in Europa, in Olanda con il Groningen. E successivamente di nuovo USA, Kansas City Comets e Fort Lauderdale Suns.

Nel 1987, va in Svizzera, dove termina la sua carriera di giocatore. Inizia quella di allenatore come player-manager al Fc Baar.

Nell’estate del 1990 allena il Fc Zug, e rifiuta di andare al Grasshoppers.

Un uomo particolare e spigoloso, senza mezze misure come era in campo, con principi e scelte talvolta in controtendenza rispetto alle altre stelle, Come Cruijff o Haan che si accasano in grandi club anche come coach.

 Il 1º luglio 2000 alla sua prima esperienza come capo allenatore in Olanda porta il NEC Nijmegen, per la prima volta in vent’anni, in Coppa Uefa e rifiuta le offerte di panchine importanti (Barcellona e Schalke 04) per completare il lavoro iniziato con la qualificazione Uefa. Nella stagione seguente viene esonerato.

 Nei grandi club ed in nazionale comunque ci arriva perche`il carisma e la competenza gli vengono comunque sempre riconosciuti: nel 1996 prolunga il suo contratto con i dilettanti tedeschi del Fc Singen ma viene chiamato come secondo al capezzale della nazionale olandese, con Rijkaard prima e Guus Hiddink poi .

Al Barcellona e` vice di Rijkaard, allena quindi la selezione B della nazionale olandese, come vice di Dennis Bergkamp. Dal 1º Luglio 2009 al 20 Ottobre 2010 è ancora vice di Rijkaard al Galatasaray. Poi, altra scelta peculiare, va in Sudafrica ad allenare i Mamelodi Sundowns di Pretoria.

 Un uomo schivo in un mondo di prime donne, dotato di un’etica personale non sempre allineata con i valori della sua epoca. Ci piace per questo forse ancora di piu` e meritava che qualcuno come me, molto indegnamente lo ricordasse e ne scrivesse, seppure in un piccolo spazio come questo, per cio` che ha incarnato e rappresentato.

L’erba del vicino: Il dilemma Immobile-Morata

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Di questi tempi per noi interisti guardare in casa d’altri, pensando che il loro giardino sia piu` verde del nostro e` diventata un’abitudine. O comunque, da appassionati del mondo del pallone non possiamo fare a meno di notare e commentare gli episodi, le dinamiche piu` eclatanti che ci si parano dinanzi.

Ad esempio, e` di questi giorni la cessione al Borussia Dortmund di uno dei migliori attaccanti espresso dal nostro campionato in questi ultimi anni, Ciro Immobile. Di per se, nulla di strano, va a prendere un lauto ingaggio che forse in questo paese non gli sarebbe stato garantito e penso dobbiamo abituarci al fatto che i nostri migliori lascino l’Italia per approdare nei grandi campionati esteri. Se poi pensiamo ad un giocatore che risultava in comproprieta`, istituto che fortunatamente e` stato abolito ed esisteva solo da noi, con rischio di andare alle buste o di imbastire sanguinose trattative tra le due controparti, la cosa assume ancor di piu` un senso logico.

Il problema pero` e` che una delle due e` la Juventus, squadra in cui il ragazzo e` cresciuto e che e` a caccia di rinforzi per l’attacco, dovendo e volendo sbarazzarsi di una serie di giocatori ritenuti non piu` utili alla causa (Vucinic, Quagliarella etc). la Stessa Juve che e` una tra le poche in questo paese, nonostante i bilanci in passivo, a potersi comunque permettere di allestire una squadra piu` o meno competitiva anche in Europa.

Perche` dunque, non si riscatta Immobile che sarebbe pur servito e si vira su quello che a prima vista e` un acquisto piuttosto difficoltoso, il talento del Real Madrid Alvaro Morata?

Visto quello che ha combinato Immobile mi sembra di poter scartare il fatto di non considerarlo adatto ad un grande club, al massimo possiamo azzardare un paragone tecnico con Morata nel quale si veda quest’ultimo piu` calzante alle necessita`:

Immobile e` un giocatore piu` verticale, che fa reparto da solo, adatto a giocare come punta unica con delle ali al suo fianco, caratterizzato dalla continua ricerca della profondita` verso la porta avversaria e meno incline a dialogare con un compagno di reparto. Morata puo` essere visto come alternativa a LLorente, in quanto piu` tecnico di Ciro, capace di giocare di sponda e spalle alla porta, bravo nel colpo di testa. Insomma si combinerebbe perfettamente con Tevez. Continuando il giochino del paragone, Immobile e` giocatore fatto e finito, un 90 bello pronto, Morata e` un tardo 92 tutto da valorizzare con grandissimi margini di miglioramento. Entrambi si portano appresso un gran fisico, che non guasta mai.

La maggiore compatibilita` con gli schemi di Conte comunque non basta e nemmeno la difficolta` a risolvere la comproprieta` perche` con il Toro la formula si sarebbe trovata, a favore della Juve, ovvio.

Anche perche`, la Juve come alternative tratta Drogba (simile a Morata e llorente ma dall’anagrafe inquietante), ma anche Alexis Sanchez che richiederebbe comunque un aggiustamento di modulo, se non un cambio radicale.

Io sono cattivo e voglio anche metterci che Ciro Immobile ha dei procuratori che non e` detto siano particolarmente graditi per le note vicende in casa bianconera, Alessandro Moggi ed il suo paparino, immortalati con lui in un recente brindisi. Con questa gente forse non si vuole trattare o e` difficlie farlo e ribadisco, si e` probabilmente valutato di non voler sborsare due milioni netti l’anno a salire per un quinquennio. Tra l’altro, Immobile forse avrebbe fatto difficolta` ad accettare il ruolo di prima riserva di llorente e Tevez ai blocchi di partenza, si sente a ragione un titolare ed e` andato a sostuire in uno dei migliori club di Europa Lewandosvky, cioe` uno dei primi due o tre centravanti al mondo.

Tutto questo trattamento la Juve non avrebbe potuto forse garantire ed alla fine ha scelto di monetizzare, come ormai vediamo sempre piu` spesso accadere con i giovani dei vivai italiani, venduti bene per finanziare la prima squadra o fatti entrare in scambi. L’inter lo ha fatto, con Destro, Santon, Balotelli etc, anticipando la tendenza. La Juve ne ha altri in rampa come Gabbiadini, Zaza, Berardi; volgiamo scommettere che li vedremo poco o niente in maglia bianconera (almeno due di questi)?

Infine, non trascurerei la questione politica ed i rapporti di partnership che si vogliono mantenere con la casa blanca, interlocutore privilegiato e disposto nel prossimo futuro a pagare a peso d’oro alcuni talenti bianconeri (Pogba/Vidal) e che puo` cedere altri giocatori di interesse a prezzo favorevole (parliamo ad esempio dei terzini di livello internazionale, come Cointreao o Marcelo), nonche` concedere Morata in prestito, inizialmente senza esborso di denaro come sarebbe stato nel caso di Immobile.

Ragazzi, Il calcio e` cambiato, quello che a noi sembra illogico puo` aver mille spiegazioni. Facciamocene una ragione.

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