Se e’ “camafro” si vedra’

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Ennesima puntata dedicata all’Interismo, al nostro modo cosi’ diversificato di rapportarsi alla squadra e alle sue vicende. Come le viviamo, cosa pensiamo, cosa vorremmo vedere che a volte si realizza e altre no.

Questa volta pero’, in questi giorni, direi che per quanto molto diversi tra noi, un comune denominatore lo possiamo trovare: siamo tutti “sotto a un treno” dal momento della cessione della quota di minoranza del Milan al tizio thailandese, anche detto B.

Qui le battute si sono inizialmente sprecate soprattutto per la facile correlazione data dalla presenza (due volte) dei cuginastri per chi se li sente tali nella serie cadetta, con tanto di conquista della Mitropa cup, e altre B sulle quali e’ meglio stendere un velo, come Berlusconi, oppure Barbara e via discorrendo. Il sarcasmo e l’ilarita’  hanno lasciato poi spazio dapprima allo stupore, poi allo sbigottimento e quindi ad una frustrazione mista a rabbia per la velocita’ con la quale costui, il thailandese, ha permesso di avviare la ricostruzione di una squadra competitiva. Sta mettendo a disposizione bei soldoni, nonostante egli sia apparentemente solo socio di minoranza sta in pratica permettendo al Berlusca di divertirsi coi soldi suoi, una roba mai vista negli affari e date le parti in causa non si fa’ fatica a pensare che ci sia qualcosa di quantomeno poco chiaro (e mi fermo qui) sotto. Ci provo’ pure Moratti a trovare un socio forte ma di minoranza e non riuscendoci sbraco` cedendo la maggioranza, come logico che sia nel mondo reale e non in quello di Berlusconi, quello delle favole…

Abbiamo inoltre realizzato che il valore commerciale del 47% del Milan (altro punto oscuro) 480 milioni risulta essere largamente superiore a quello di acquisizione del 70% dell’Inter (quota di maggioranza di Thohir),  cioe`circa 380 milioni. Il che ha portato alla conclusione di molti di noi, qualora non lo avessero gia’ fatto in precedenza, che veramente eravamo alla canna del gas, con il portare i libri in tribunale ad un passo.

Ci siamo poi per un attimo arrovellati sul come sia possibile che il Milan con un passivo di 90 milioni nell’ultimo esercizio  potesse investire in barba al FFP mentre a noi c’han fatto ” la multa e la reprimenda”. Per un attimo appunto perche’ dopo abbiamo capito che chi non partecipa alle competizioni europee non e’ soggetto al FFP. Un’altra “Platinata”, come se il campionato italiano non fosse sotto l’egida a sua volta della UEFA come Champions e Europa League.  “Il quale Platini” sta peraltro pensando che sia meglio non uccidere la gallina dalle uova d’oro (e ci voleva tanto a capirlo?) ovvero gente nuova che inietta valanghe di soldi nel movimento attraverso il quale in tanti a vario titolo mangiano abbondantemente, lui compreso. Alle viste quindi un allargamento delle regole piuttosto che una maggiore severita’. Una barzelletta, ma che dico una comica.

Al netto quindi dei soliti sospetti sui vari B, incluso quello nuovo con gli occhi a mandorla e delle regole da baraccone UEFA  al posto di codici atti a gestire efficacemente uno sport puramente professionistico, pare tutto in ordine. Si fa per dire.

Last but not least, vogliamo parlare del fatto che il Milan avra’ lo stadio di proprieta con tutti i vantaggi conseguenti e noi poveracci invece rimarremo nella bicocca, seppur ammodernata comunale? Che smacco!

Ed e’ a questo punto che ci sale la carogna, che ci “imbizzarriamo” veramente. Si,  perche’ se paradossalmente possiamo sopportare soffrendo con grazia anche potenziali dieci anni consecutivi di trionfi gobbi, la probabile prospettiva di veder nuovamente realizzato sia sul piano sportivo che su quello politico il vecchio dualismo rossobianconero e noi a far da spettatori ci manda al manicomio.

Mettiamoci pure una certa difficolta’ negli acquisti, per i legacci vari, per  la mancanza di appeal per i giocatori top essendo fuori dai giochi importanti, anche che quei pochi soldi disponibili sino ad ora si siano spesso investiti in operazioni discutibili ed il gioco e’ fatto.

Quando tra noi non c’e’ aria di rassegnazione e pessimismo cosmico ne troviamo di fronda, ovvero siamo pronti ad insorgere contro una proprieta`  valutata evidentemente imbelle (come minimo) e i dirigenti bollati come una manica di pippe incapaci e smidollate.  Notate per cortesia che scrivo alla prima persona plurale perche` gli stessi cattivi pensieri li sto facendo anch’io. Ci vogliamo mettere che pur non essendo la maggior parte di noi esperti di finanza, le scatole cinesi delle societa’ del nostro presidente indonesiano ci fanno accapponare la pelle seppure gli altri compreso Moratti non e’ che facessero poi troppo diversamente? Mettiamocelo dai che tutto fa’ brodo come pensare, lecito pure questo, ma in quali mani siamo finiti?

Un quadro sconfortante dunque dove i rivali di sempre “pinguono” e noi siamo destinati a recitare un ruolo da comprimari all’infinito, a essere la seconda squadra di Milano, una specie di Manchester city prima dei soldi degli sceicchi. Un incubo.

Tutto molto brutto, condivisibile pero’ permettetemi, nel nome della chiarezza non necessariamente negativo in assouto.

Il motivo e’ molto semplice e riporta in buona parte a quanto detto prima in particolare sul Milan.

L’inter poteva in qualche modo permettersi dilazioni e settimi posti (o anche ottavi) in serie con i tifosi mugugnanti sintanto che almeno il Milan si trovasse nella stessa situazione. Ora, anche questo piccolo alibi, questa minuscola uscita di sicurezza e’ caduta, abbiamo il nemico storico alle porte di casa e ci si aspetta una reazione forte, metterci allo stesso livello insomma.

E’ un caso in cui la competizione con i rivali che si migliorano potrebbe permettere anche a noi finalmente di elevarci dove ci spetta, a misurarci ogni anno con Milan e Juve per vincere, oppure capire che siamo destinati come dicevo poc’anzi ad un futuro da provinciali, una sampdoria milanese o una roba simile… Il che suonerebbe come chiamata alle armi per tutti noi per far sloggiare al piu’ presto questa proprieta’.

Insomma e’ arrivata grazie al risorgere del Milan l’ora del redde rationem in casa nostra, questo e’ il lato positivo, forse il solo.

Dalle mie parti esiste un termine per  etichettare quei musicanti posticci che le bande di paese per far numero inseriscono nei loro ranghi, ovviamente non suonano ma mimano i gesti, insomma fanno finta. I “Camafri” li chiamiamo, i suonatori per finta. Dunque i nostri sono questo o altro? il breve termine e non piu’ quello lungo o medio lo dira’.

Wait and see.

C’era una volta il calcio in punta di indice

olanda

                           

                         Questa la debbo raccontare. Era da un po’ che mi frullava nella testa di scrivere un post sul Subbuteo, per la mia generazione un mito, e come recitava lo slogan della pubblicita` “la miglior riproduzione da tavolo del gioco piu` amato del mondo” (o qualcosa di simile).

 Ne serbo carissimi ricordi. Stimolato anche dalle citazioni di qualche amico di vecchissima data, come faccio di solito ho cominciato il mio lavoro di ricerca per fornirne un po’ di storia ed incrociarla con i “miei ricordi privilegiati” di bambino fortunato e invidiato da molti coetanei. Perche` ne possedevo uno (e non costava esattamente poco), per non parlare delle due decine di squadre in scala che annoveravo nella mia collezione privata. Qualcosa ancora si trova in qualche cartone nello scantinato della mia casa materna.

Raccolgo quindi il materiale, in rete se ne trova parecchio e comincio il mio solito lavoro di “ripulitura” di tutte le informazioni; francamente, un’opera un po’ “pallosa” che solo un pignolo con la mania del dettaglio, affetto da “micromanagement” come me potrebbe sopportare e comincio a collegare ai dati storici i miei ricordi.

E scrivo, scrivo, una roba chilometrica e voluminosa… Sempre con quella sensazione che qualcosa che non vada, che stia venendo una “ciofeca” di articolo. Ma, non saprei esattamente cosa, siamo su un piano istintivo, per cosi` dire.

 E ci metto una vita, lascio quest’opera a sedimentare nella speranza che riletta a mente fredda migliori, come a volte mi accade.

Neanche per idea, “taglia qui aggiusta la, questo aspetto e`  bene trattarlo qui quest’altra cosa la piazzo di qua che mi suona meglio”. Neanche il sarto di Panama (cit.).

Non migliora di un grammo, non c’e` niente da fare. Lascio li il malloppo per un altro paio di settimane, mica posso buttare via un lavoraccio immane del genere, ormai  di oltre un mese al quale mancano ancora solo pochi dettagli per arrivare a pubblicarlo sul mio blog.

 Ecco che finalmente si apre una finestra nella quale non c’e` L’inter di mezzo, o un editoriale di quelli che scrivo quando mi viene il prurito alle mani, alla tastiera, quando osservo cose sulle quali non posso mancare di tirar qualche randellata in giro.

Vado per aprire il file word dell’articolo e…Niente! Dice che il file e` corrotto! Tutto perso, non trovo modo di recuperarlo. “Bill Gates che tu sia maledetto sino alla decima prossima generazione con affini parenti e consanguinei!”. Questa e` la cosa piu` carina che ho pensato sul momento, per il resto censura…

Poi pero`, subito dopo, ho riflettuto sul fatto che forse era  meglio cosi`. Ecco cosa non andava, quello che avevo scritto non mi piaceva, non mi corrispondeva dal punto di vista emozionale, che poi e` la cosa che conta quando uno vuole lasciare una testimonianza di qualcosa, il sentimento e la nostalgia di un’epoca cosi` che quasi si possa toccare, diventi proprio tangibile. Era un post ben fatto, con dovizia di documentazione e particolari, ma freddo, asettico e noioso.

Bene cosi` dunque e ricominciamo cercando di far meglio, approfittando di quella che suona come un’opportunita`per riprovarci.

Non c’e` tema di sbagliarsi,  il Subbuteo come molti altri giochi e sport viene inventato in Inghilterra e viene  messo in commercio come prima edizione nel 1947.

E` una creazione di Peter Adolph che lo fabbricava inizialmente nel Kent. I primi esemplari venivano venduti per posta o in particolari fiere per la gioventu`. Si trattava di Kit molto semplici, anche dovuto al fatto della carenza di materie prime nell’immediato dopoguerra. In una piccola scatola delle dimensioni di quelle che in seguito ospiteranno le riproduzioni dei team, a partire dagli anni settanta, erano contenuti le basi basculanti e le figurine dei calciatori, all’epoca da ritagliare e piazzare per l’appunto sulle suddette basi, il che metteva a rischio la qualita` dei calciatori che si andavano a realizzare. Un fatto di precisione nel tagliare e particolare non indifferente quello di pregiudicare eventualmente il bilanciamento complessivo del giocatore in miniatura.

Il nome Subbuteo deriva dalla passione ornitologica di Adolph e dalla possibilita`  potenziale di realizzare un gioco di parole in inglese. Infatti Subbuteo e` il nome  di una specie di Falco (falco subbuteo), comunemente conosciuto come “Hobby”. Adolph non pote` registrar il marchio con il nome di Hobby perche` gia` in uso e ripiego` su quello scientifico.

Non c’era il famoso campo da gioco, il mitico panno verde. Venivano forniti dei gessetti per disegnare le linee su una coperta (consigliate quelle militari che nel dopoguerra grosso modo tutte le famiglie britanniche si trovavano in casa.)

Quello che colpisce e` il genio imprenditoriale di Adolph che gia` allora aveva compreso il valore di creare una comunita` intorno alla sua creatura. Invitava i suoi clienti a scrivergli per fornire riscontri nell’ottica di migliorare il gioco, cosa che non tardo` a fare apportando costanti e sistematiche modifiche.

Adolph si rese ben presto conto di possedere un‘ idea vincente, sbaraglio` velocemente il campo dai competitori che pure erano presenti sul mercato inglese sin dagli anni 20. La differenza sostanziale stava nel perfetto bilanciamento dei suoi calciatori in miniatura e dall’idea della base basculante che permetteva alle miniature di simulare alla perfezione, in punta di indice, i movimenti e le sterzate dei giocatori reali. Un salto quantico rispetto ai precedessori e rivali che presentavano basi piatte.

Quelle mitiche basi  furono inizialmente realizzate con dei bottoni comprati da  Woolworths, aggiungendo un piccolo spessore “a pendolo” per bilanciarne il peso.

Senza starsi a dilungare le modifiche e le integrazioni si sprecarono, dalla introduzione di players in cartone pressato gia` tagliati, sino ai primi esempi di figurina tridimensionale, che veniva dipinta a mano (e lo sara` per lungo tempo) dale “amabili” massaie del Kent.

E la gamma degli accessori crescera` in modo incredibile: staccionate, gradinate e tribune, riflettori e la collezione di squadre disponibili per l’acquisto.

Una storia tutta inglese sino quasi agli anni settanta….quando passando per i giocatori denominati in scala 00, tridimensionali ma piuttosto primitivi nella realizzazione e pittura, si passera` al formato piu` amato di tutti i tempi, quello che ho conosciuto io: L’heavyweight, in una fase in cui ancora i giocatori venivano assemblati a mano e dipinti a mano.

Il mondiale di calcio del 66 gioco` un ruolo fondamentale nella diffusione nel mondo del Subbuteo, per la prima volta vennero presentati team (nazionali) di altri paesi e successivamente una gamma di squadre di club famose ed importanti, come il real Madrid, l’Inter, Il Milan etc…la produzione di questo periodo venne denominata non a caso Continental.

Il mio ricordo personale parte dall’epoca d’oro del Subbuteo, meta` anni settanta e si estende sino alla fine degli anni 80.

Come accennavo inizialmente, faccio parte di quella coorte fortunata di bimbi (e adolescenti)  borghesi che ha posseduto un Subbuteo. Gioco invidiato da molti amichetti del tempo, che spesso radunavo in casa per tornei ad eliminazione. Naturalmente vincevo sempre io che mi potevo allenare e creavo delle personali regole del gioco, tutte a mio vantaggio. Un po’ come nei pomeriggi di quartiere quando sei quello che porta il pallone e quindi hai il privilegio di fare la squadra e “piacendoti di vincere facile” metti i migliori nella tua e gli altri ci stanno “obtorto collo”, pur di giocare.

Prestavo anche alcune squadre in miniatura di mia proprieta` a chi non ne possedeva, quelle a cui non tenevo, ce n’erano un paio che non permettevo a nessuno di toccare.

Ma andiamo con ordine. Mi ricordo benissimo quando tutto euforico con i miei soldini appena usciti dal salvadanaio l’ho acquistato, in un negozio che mi ha visto passar davanti alla sua vetrina ad ammirare l’esposizione trionfante di Subbuteo chissa` quante volte, con i miei avidi occhietti sgranati e le manine rapaci a lasciar l’impronta sul vetro.

Il mio era il modello base che presentava in pratica il panno, le porte, un pallone e due non meglio riconoscibili squadre, una in maglia rossa e una in maglia blu.  Il primo problema da risolvere era dove fissare il campo. Veniva consigliato nella confezione di acquistare un pannello di legno, panforte truciolato (un tipo di compensato, piu` o meno) ideale da usare come supporto per il panno verde.

Vicino a casa mia c’era un negozio che vendeva utensili e materiale da falegnameria, di proprieta` del padre di un mio amico. Era un omone bonario con il perenne toscano in bocca e le bretelle, sempre affacciato sull’uscio del negozio a fumare placidamente e guardare quel minimo di passeggio nella strada antistante il suo esercizio. Sorrise nel vedermi arrivare con la mia scatola e non mi fece neanche parlare, intuendo cosa mi servisse. Ovviamente, Il figlio aveva a sua volta un Subbuteo.

Tornai a casa trasportando questa tavola di legno grande due volte me e mi misi all’opera. Il panno venne fissato (con delle puntine) in modo tale che rimanesse sulla tavola e potessi riporre il tutto dietro la porta della mia camera quando non in uso, risolvendo il problema dell’ingombro. A dire il vero, nonostante io piazzassi per giocare quell’oggetto infernale sul pavimento, non disponendo come altri super privilegiati di un tavolo, erano piu` le volte che esso rimaneva direttamente per terra di quante lo rimettessi a posto, tale e frequente ne era l’utilizzo. La mia passione per tattiche, moduli e schieramenti risale a quel periodo, quando riproducevo gli schemi  famosi di ogni epoca sul mio Subbuteo: il WM, il metodo ungherese con centravanti di manovra, il Vianema, etc. Un divertimento nel divertimento.

Nel tempo il mio gioco si arricchi` di molti gadget, le classiche staccionate verdi, i palloni divennero piu` professionali e il numero delle squadre acquistate crebbe. Mi ricordo della prima, abbastanza inconcepibile, perche` uno avrebbe pensato all’Inter o a uno dei grandi club internazionali, oppure a una nazionale famosa.

Invece no, fu  Haiti, per un aspetto di fascinazione cromatica e per la rarita` della riproduzione, infatti in paese ne era arrivata in pratica solo una che sottrassi ad un mio amico che voleva a sua volta comprarla. I giocatori erano neri di pelle, le maglie rosse con i pantaloncini neri. Molto belli.

Ma quello che mi mandava letteralmente in sollucchero era il portiere, che subito ribattezzai come quello della partita Italia-Haiti ai mondiali del 74, Francillon, una specie di gatto che seppure in modo non ortodosso paro` quasi tutto, tanto che a un certo punto quell’italia al tramonto perdeva uno a zero.

La partita fini` poi 3-1 per gli azzurri ma l’innamoramento si ormai si era compiuto. Ho sempre avuto un amore sconfinato per i portieri, un ruolo al contrario, infatti si dice che sia per i pazzi, in un gioco di movimento che prevede l’uso dei piedi  l’unico statico che puo` usare le mani e deve evitare i goal come scopo principale invece di segnarli.

La scambiai poi, si perche` esisteva un mercato o un baratto tra gli appassionati, proprio con lo stesso amico a cui l’avevo soffiata da sotto il naso per un’altra squadra molto bella e mitica del mondiale 74, la Polonia (di cui ho  scritto in passato).

Andando oltre, la mia mania di replicare le formazioni delle grandi squadre si spingeva anche ai giocatori di movimento e nell’andare ad assegnare i numeri, con quei minuscoli adesivi, una cosa da orefice di precisione.

Non vi dico i test di bilanciamento che feci  ai giocatori in miniatura dell’Olanda per identificare il Profeta del goal ed assegnare il relativo numero. Scatti, sterzate, tiri da tutte le posizioni e calci piazzati, ci potevano volere delle ore solo per appiccicare dei numeri sulle piccole schiene dei calciatori e dare un nome a ognuno di essi, e un ruolo, s’intende.

L’olanda, appunto, la mia squadra personale di Subbuteo, perfetta ed intoccabile per gli altri, imbattuta nelle partite casalinghe dei tornei, questi piu` seri di quelli tiranneggiati da me sul mio campo con gli improbabili piccoli ospiti. In questo caso si trattava di veri e propri campionati con partite di andata e ritorno a casa dell’uno o dell’altro.  La mia maglia “away” o la squadra che utilizzavo in trasferta era completamente bianca.

Esatto si, quella dell’odiatissimo Real Madrid, ma vorrei puntualizzare che aldila` del fatto cromatico, l’eleganza fantastica del tutto bianco, non era il Real Madrid ad avermi ispirato, bensi` la squadra cattiva e molto vincente del campionato inglese, il Leeds United degli anni 70 di Don Revie, quello di Lorimer e dello squalo Joe Jordan. Particolarmente adatta nella mia mentalita` alle partite da lottare, quasi da combattimento a casa d’altri.

Ne ho avute tante altre di squadre, compresa l’inter ma queste due, nessuno oltre a me poteva toccarle e sono rimaste inalterate e senza “personalizzazioni” varie, a mia unica disposizione sino a che ormai grandicello ho abbandonato il gioco per occuparmi delle cose varie che cominciano ad attrarre i ragazzi in eta` da teenager. Insomma fuori dalla porta della mia stanza e aldila` delle staccionate del mio panno verde tutto un mondo cominciava a richiamare la mia attenzione.

Le personalizzazioni, cui accennavo, molti di noi ad un certo punto presero a ridipingere a mano alcuni  particolari sui giocatori, come ad esempio aggiungere le strisce sulle maniche delle miniature per rappresentare i modelli di certe marche (come Adidas) cambiare il colore dei pantaloncini per creare un abbinamento unico e assolutamente originale, dipingere i capelli di alcuni giocatori di biondo o le facce di taluni di nero per rinforzare il realismo delle differenze di pelle o pigmentazioni varie nella tale squadra dell’epoca etc.

Non una grande genialita` perche` si andava a compromettere il design originale, quello che poteva poi rendere la tale squadra forse un giorno ricercata sul mercato dei collezionisti. Ma chi ci pensava a certe cose? Noi giocavamo e ci divertivamo un mondo.

Le miniature se avevano una caratteristica era quella di essere fragili e rompersi facilmente. E si faceva a gara a chi trovava la colla piu` resistente per una riparazione solida e quanto piu` invisibile possibile. Insomma un gioco completo, si andava dalla tattica al bricolage.

Un universo meraviglioso, non so se riesco a renderlo per coloro che non lo hanno vissuto. Oltre al mio personale allontanamento “anagrafico”, del tutto naturale, il gioco stesso ha subito il passare del tempo. L’avvento delle produzioni a carattere industriale e le conseguenti modifiche sulle miniature per consentirne la fabbricazione e pittura da macchine, i vari cambi di proprieta` sino all’ultima, l’americana Hasbro che ne ha tentato il rilancio attraverso tutta una serie di  “innovazioni” e discutibili operazioni che ne hanno minato l’essenza, hanno contribuito a renderlo ormai un prodotto molto di nicchia con un mercato nel mondo di nostalgici, appassionati e collezionisti, non piu` di massa se mai lo era stato, amato dai ragazzi di tutto il mondo.

Aggiungiamoci anche l’avvento della elettronica ed il colpo letale  sferrato da Playstation e simili, sfornano videgames con players praticamente uguali in tutto per tutto agli originali umani, movenze incluse ed il quadro del disastro e` presto fatto. Voi ce lo vedete un ragazzo nato dagli anni novanta in poi al cospetto di questo oggetto tutto manuale e originariamente fabbricato in modo artigianale?

Eppure, parte tutto dal Subbuteo e dai suoi simili anche quello che e` successo dopo con i videogames, in fatto di simulazioni di calcio questo ne e` l’antesignano.

Meritava di esser ricordato o raccontato a chi non lo ha vissuto e ricordato a chi c’era gia`, a parer mio.

L’abbiamo scampata bella, Barca-Juve 3-1

barca

Il cielo sopra a Berlino e’ Blau Grana…per fortuna.

Signori, Interisti e NON juventini di tutto il mondo, il sogno gobbo del triplete e’ sfumato, si é infranto contro una squadra superiore, probabilmente la migliore del pianeta insieme al Bayern.

Ma che sudata, quando il Barca ne aveva l’opportunita’ non la chiudeva, sino a combinare per eccesso di palleggio quel pasticciaccio brutto che ha rimesso i gobbi in partita con conseguenti dieci minuti in cui l’oscurita’, le ombre piu’ nere sembravano avanzare ineluttabili. Ma, non e’ successo. “I finalisti per caso” di quest’anno alla fine tali sono rimasti, ha vinto il migliore nonostante una mezza controprestazione dell’uomo piu’ atteso, Messi.

Gli sportivoni e politicallly correct a tutti i costi, quelli che pur non juventini ieri a parole tenevano ai gobbi per una questione di orgoglio italico, mi fanno impazzire. Delle due l’una, o non ve ne frega una mazza di calcio, non avete uno scassa minchia di juventino in famiglia o come collega o vicino, o se lo avete non vi scuce in baffo, oppure siete dei furbetti in malafede.

Le conseguenze di una vittoria bianconera in champions sarebbero state devastanti. Boh, ultimamente sono ossessionato da questa storia delle “sliding doors”, un tema ricorrente nei miei post ed anche in questo caso la chiave di lettura di questa stagione europea non riesco a trovarla se non dal punto di vista dei non protagonisti non per scelta, noi. Forzatamente ed incredulamente a guardare un percorso gobbo facilitato da sorteggi e incroci magici, suicidi di massa madrileni e “Ancellotteschi” e altre amenita’.

Insomma, il famoso “what if”, che cosa sarebbe successo se…ahhh non riesco quasi a scriverlo, essi avessero vinto la CL?

Il tema della rivisitazione degli eventi alla luce di un finale diverso da quello reale, anche questo non nuovo e gia’ presente in questo blog. Nella mia pagina sui libri e vini del mese, neanche troppo tempo fa ho consigliato la lettura di Fatherland, primo libro e grande successo di Robert Harris che ipotizza la vittoria del nazismo al posto della sconfitta ed il mondo che ne sarebbe conseguito. Philip Dick, scrittore culto per gli amanti del romanzo fantasy, aveva fatto altrettanto ancora prima di Harris. Ne potremmo trovare altri, certo.

Allora perche’ non provarci mi son detto in questi giorni? Intendo a descrivere lo scenario, il mondo post vittoria gobba in CL? Capito? dico come sarebbe stato se avessero trionfato?

Cominciamo col dire che pur avendo una dimensione piu’ nazionale e meno internazionale di altri club della penisola, in Italia dove poi noi non gobbi dobbiamo vivere, si contano 15 milioni di juventini. Uno su quattro nel paese e’ gobbo, il che gia’ ti fa capire perche’ in questo posto le cose vanno male e come sarebbero potute se possibile ancora peggiorare. No,scherzo, di questi milioni di persone almeno la meta’ non e’ tifoso ma simpatizzante, e non capisce una mazza di calcio, come d’altra parte una buona meta’ degli interisti, diciamolo e ammettiamolo. Comunque, questo 25% di italiani non puo’ non avere un impatto e non possono non esserci delle conseguenze, dalla rottura di scatole senza soluzione di continuita’ della presa per il culo la mattina al caffe’, perche’ questi ti vengono a cercare, diventano invisibili invece quando perdono.

E sin qui va bene, nulla di che. Ma, signori interisti, noi nobili obsolescenti che ormai possiamo vivere solo sui dolci ricordi, ci fregiamo con orgoglio del fatto di essere gli unici tripletisti presenti in questa landa desolata. Argomento che sarebbe decaduto, dovendo a quel punto tristemente condividere il podio con questi qui. Peggio, magari dovendo pure scendere di un gradino perche’ questa vittoria avrebbe aperto la possibilità’ di vincere altri tre titoli, Intercontinentale e supercoppe di Italia e Europa. “6 tituli”, cosa a noi non riuscita grazie al Sor Benitez. Avrebbero non solo eguagliato ma anche forse fatto meglio. Un minimo di equilibrio nell’universo deve pur rimanere, già siamo condannati a veder vincere i gobbi in campionato per i prossimi 10 anni, a noi cosa sarebbe rimasto? Giusto il famoso mai stati in B.

Ancora, se non lo si e’ notato questa era probabilmente l’ultima occasione per alcuni giocatori come Pirlo, forse Tevez ed in generale una squadra con una media di eta’ alta, che oggi si dovra’ porre l’obiettivo di rinnovare un po’ senza il conforto comunque di aver chiuso il ciclo con la ciliegina sulla torta. Vincendo potevano serenamente fare quello che non fece l’inter, monetizzare con quelli che hanno un mercato e ringiovanire. Cosi’ viene meno facile, ad esempio pensare ad una squadra che riparta da due giovani pur fortissimi davanti, Dybala e Morata per puntare alla champions. Per quello Pirlo (che Pirla non e’) piangeva come un vitello, ultima fermata.

Tornando al mondo post Juve vincente, la mancanza del colore, l’imposizione del bianconero di ordinanza, avete pensato a questo? La scomparsa di quei colori vividi, accesi che trasmettono gioia a favore di un universo zebrato, tristezza solo a pensarci.

Le televisioni avrebbero riproposto la partita per anni e anni a reti unificate e le interviste esclusive del monociglio e del ciclope,  avrebbero intasato l’etere forever in barba a qualsiasi canone estetico e condizionale o congiuntivo.

Un mondo fatto di “punto e di stilo”, il marchio Fiat campeggiante ovunque.

Un monocolore zebrato e niente piu’ palmares che ancora invece recita Inter 3 CL Juve solo 2, scudetti confiscati restituiti con scuse e risarcimenti, arroganza degli agnelli e degli elkann moltiplicata per dieci, includendo quella dei loro famigli e gerarchi.

Cassa integrazione concessa a prescindere a titolo definitivo ed utilizzo  illimitato. altre conseguenze di una vittoria gobba, quanti altri piccoli bimbi sarebbero stato catturati da questa, altre generazioni sedotte dal lato oscuro? i bambini si sa, sono i più deboli e condizionabili.

Un mondo pervaso dall’ideologia del “ci piace vincere facile” e noi nel frattempo sempre piu` anzianotti e isolati sino a che tra una trentina d’anni nessuno quasi si sarebbe ricordato piu’ della nostra esistenza (occhio che passa Mel Gibson in versione interceptor, per i meno edotti tipo oltre la scena del tuono ma immaginatelo in groppa a una zebra…insomma uno scenario devastato, desertico e postatomico e pure gobbo.).

Avete capito ora anche voi agnostici perche’ non poteva e non doveva succedere? Io nel mio piccolo ieri sera ho brindato a Champagne ed esultava pure l’albanese vicino di casa. C’ erano le finestre aperte per il caldo e si sentiva tutto, compreso costui che son 20 anni che sta in Italia e campa grazie al nostro sistema ma non se lo sogna per niente di tifare per la squadra italiana. Nel frattempo, la bella stagione stava arrivando, profumo di gelsomino nell’aria e colori intensi, continuano ad esserci,  l’abbiamo scampata bella (Repetita Juvant e non “Juventus”).

Numeracci -part 1

A conclusione di questo grottesco campionato mi pare opportuno ripercorrerne le tragicomiche tappe sulla base dei numeri che ho raccolto. Ne ho talmente tanti che lo faccio in piu` puntate, questa prima e` dedicata di  al rendimento di squadra, la prossima sara` sui protagonisti. Ricordatevi di cliccare sui grafici per ingrandirli. Buona visione.

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Table 1. Punti fatti  in interna ed esterna e media. 55 totali, appena meglio della proiezione e fine girone di andata (26 punti, e 53 finali di proiezione). Molto sotto quella media inglese che quest’anno avrebbe significato Champions league nettamente (76 punti contro i 70 della Roma). Peggio delle ultime stagioni chiuse con 59 e 60 punti (che sarebbero valsi un sesto posto, l’anno scorso con 60  fummo quinti, segno del livellamento del campionato nelle fasce medie).

Problema evidente le partite in casa dove la media punti scende da 1,7 del girone di andata a 1,3 del girone di ritorno. Non basta il rendimento migliorato molto fuori casa.

Come ovvio per una squadra di scarsa personalita` e` piu` facile esprimersi fuori da S. Siro, campo notoriamente abitato da tifosi difficili. Inoltre le lacune tecniche tattiche e mentali non aiutano di certo quando si tratta imporre il proprio gioco contro avversari che si difendono e fanno densita`. Il Meazza e` stato terreno di conquista per molti, se e` vero che la classifica si costruisce cominciando dal fare del proprio stadio un fortino…

Brutalmente, non ci sono miglioramenti, si potrebbe dire, per me solo da un punto di vista dei punti e non quello del gioco dove la mano di Mancini si e` vista. Il cambio allenatore e gli innesti non hanno portato piu` punti, questo ha dato fiato agli oscurantisti mazzaristi.

L’inter di Mazzarri e quella del Mancio hanno dati paragonabili, come medie punti: 1,45 il primo 1,44 il secondo.

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Table 2. L’andamento dall’inizio del campionato segna la continuita` con quello precedente ovvero, passatemi il gioco di parole, una discontinuita` nell’ottenimento di risultati positivi in serie, in particolare  le vittorie sino ad arrivare dopo circa due anni finalmente a metterne a segno tre di fila, e poi precipitare di nuovo con una sconfitta in casa con la Fiorentina, come ogni volta che si doveva spiccare il volo. Il trend, la barra tratteggiata azzurra, ne e` la conferma. Il miglioramento e` visibile nel medio e lungo periodo ma e` veramente contenuto, nell’ordine dei decimi di punto. Pesano moltissimo i pareggi e le sconfitte con le piccole e anche retrocesse: Parma, Cagliari, Cesena, Chievo.

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Table 3. Esito partite in interna e esterna: dato che si commenta da solo, 11 sconfitte –viola  (5 interne) 13 pareggi – blu e solo 14 vittorie – giallo, rendimento in casa da codice penale.

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Table 4. rappresenta in punti l’esito finale delle partite quando passati in vantaggio o svantaggio: si nota l’ incapacita` di tenere risultati o ribaltare partite quando in svantaggio:Una sola ribaltata completamente con la Lazio all’Olimpico, 3 partite perse quando in vantaggio, Juve e Udinese in casa e Genoa fuori (due volte in vantaggio). Una dove si era in vantaggio chiusa in pareggio (Parma in casa).  7 partite da svantaggio a pareggio includendo il Verona in casa dove si era capovolto l’esito sino al vantaggio (quindi siamo andati in svantaggio in 15 partite) e  8 perse una volta in svantaggio.

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Table 5. Goal fatti e subiti: Abbiamo preso una barca di goal, 48, con un dato molto simile in esterna (25, 12 andata e 13 al ritorno, e interna 23, 13 all’andata e 10 al ritorno). Piu` di un goal a partita (1,23), segnando molto 59 goal (26 esterni e 33 interni), 1,55 a partita. Il differenziale presi/subiti + 0,32, dice delle difficolta` a fare risultato pieno e dell’altro numero dei pareggi. (13). Da tenere presente che andrebbero pesati i goal (7) rifilati in un’unica soluzione al Sassuolo a Milano che sempre 3 punti son valsi (come se si fosse vinto con minor scarto).

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Table 6. Andamento goal  fatti e subiti, non c’e` pace ne stabilita` anche se sono rari i casi che non si segna e rarissime le partite che finiscono 0-0 (4). In 9 non si e` segnato (5 perse). Altro dato inquietante, solo 11 partite con il clean sheet, ovvero senza subire almeno un goal.

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Table 7. Dei 48 goal presi 16 nelle varie situazioni di gioco (Azioni, Corner, Rigori , Punizioni) sono stati generati da errori marchiani dei nostri, parliamo di incomprensioni grossolane, passaggi indietro improvvidi, giocate surreali, lisci…tutto cio` che e` indiscutibile almeno per me.  Piu` di un goal su tre (siamo al 33,3 %) evitabilissimo.  ad un conto della serva son costati 15 punti in meno! E` importante rimarcare come non sempre si tratti di errori imputabili al reparto piu` sotto accusa, la difesa. Talvolta e` vero ma in altri casi c’e` un contributo  di errori inviduali provenienti da altri reparti, centrocampo e portiere ad esempio, altre e` un atteggiamento di squadra dove il numero degli errori consecutivi (riportato come singolo episodio) rende persino impossibile identificare un solo colpevole.

Continua prossimamente…

Inter – empoli 4-3, rompete le righe

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Temporada  14/15, May 31

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Il match
Serata al mare sfruttando il ponte lungo, riapertura casa estiva e come ti sbagli? parabola che non funziona, finto menefreghismo davanti ad una croccante frittura di pesce e boccia di rosato d’ordinanza. Costretti, io ed il cognato interista su SKYGO che mortacci loro decide per l’occasione di andare e venire, il segnale, non il tablet che le gambe non le ha. Insomma una grottesca rivisitazione di “UGO” che cerca di capirci qualcosa, e siamo in due…chi cacchio sono quegli omini che sgambettano qua e la “allegramente” finalmente in maglia classica neroazzurra? Ah si, quello e’ Icardi che si magna un goal l’altro il trenza che calcia in porta, cci sua si ‘e decentrato…Partita, cosa vogliamo dire di quello che ci abbiamo potuto capire? L’empoli e’ il solito organizzato e compatto con voglia di mare, l’Inter forse di montagna e il primo tempo va via cosi’, noi che tentiamo di fare gioco e loro a pressare e ripartire, o a provarci. Nel secondo punte e Mateo imbasticono finalmente un paio di azioni degne di nota a trovare la profondita’ alle spalle di una difesa empolese sinanche troppo alta e in dieci minuti siamo 2-0. Pare fatta ed invece in altri dieci minuti di rinculare, tremebondi, fuorigiochi falliti, gente saltata come birilli e anticipi improbabili, rimpalli, ci ritroviamo 2-2. A riparte la “servelloni mazzanti vien dal mare” (cit Fantozzi) ovvero l’Inter e con un paio di cambi di gioco (udite udite) e compiacenza empolese riandiamo sopra di due. Icardi e’ co-pichici della lega e tanto per gradire nel finale favoriamo la doppietta di uno che sino ad ora in serie A aveva magari fatto un sol goal, Michelidze.
E’ finita, la partita e soprattutto la stagione piu’ brutta degli ultimi 30 anni. Speriamo si tratti di araba fenice, vedremo.

Voto alla squadra: 6

Handa 5
Il goal finale sul tuo palo emblema di una stagione.

Nagatomo 5
Sull’anima il pareggio empolese dove trotterelli tenendo tutti in gioco

Ranocchia 5,5
Sempre abbastanza in difficolta’ ma quello che colpisce di piu’ e’ l’espressione smarrita nei primi piani e l’occhio spento, trattasi di lobotomia?

JJ 5
Incubi, quando tenti l’anticipo una sciagura.

Medel 5
La mente del nostro centrocampo, il fulcro del gioco, spiega assai.

Santon 5
Mamma mia come ti fai saltare facilmente.

Brozo 6
Uno dei pochi che per impegno e caratteristiche in rosa puo’ starci, fai anche goal quindi…

Kovacic 6,5
In crescendo, due assist sui primi goal ed altre giocate di livello.

Hernanes 5,5
Il tablet non favorisce il fatto di scorgerti ma non mi pare una gran partita.

Palacio 6,5
Alla fine uno dei piu’ positivi tra goal e movimenti giusti.

Icardi 6,5
Croce e delizia, due goal che potevano essere 4, un assist, da completarsi ma se veramente discutiamo di te allora gli altri bisogna polverizzarli.

Podolski sv

Di Marco sv

Felipe sv

Mancini 6
Oggi non molto da commentare, la partita conta per quel che conta, niente. Speriamo ti facciano una squadra degna.

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