Appunti “pre-possible” Brexit

UK

Nota per il lettore: ho scritto questo post un paio di settimane addietro, lo pubblico oggi quando finalmente si sapra` se i britannici rimarranno in Europa o meno, l’avvertenza e` dunque che quanto descritto potra` suonar, alla luce dei fatti odierni, quali che siano, datato. Buona lettura. 23/6/2016

Un altro giro e un’altra corsa, si dice dalle mie parti a significare che ci son persone, un po’ come il sottoscritto, che chiudono un capitolo e ne aprono un altro, immediatamente. Io lo faccio un po’ per lavoro, chiudo un progetto o come in questo caso un veloce viaggio di business e ne apro subito un altro.

E  c’e` chi invece decide che Il passo successivo puo` essere epocale, potenzialmente cambiando in meglio o in peggio, questo non sta a me giudicarlo e personalmente ho seri dubbi su entrambe le situazioni.

Parlo della potenziale Brexit, dato che son di ritorno da un viaggio lampo in Inghilterra compiuto a pochi giorni dal referendum per la permanenza o uscita del Regno Unito dalla comunita’ Europea.

Dicevo, non giudico e non so cosa puo` essere buono o cattivo, anche perche` inizialmente sostenitore convinto dell’unione, non nascondo che il tarlo del dubbio mi ha recentemente assalito, se stare da soli pure per noi Italioti semi-Renzizzati non sia meglio.

Boh, non sappiamo manco cosa voglia realmente dire uscire e quale sia l’iter, intanto stiamo a guardare e sono sicuro (come altri gia` fan capire) pronti  a uscire pure noi se solo ad un certo punto ci piace o ci par convenga.

Ben venga dunque un pesce grosso come battistrada, quale che sia la loro scelta e noi intanto alla finestra.

Seppure, i piu` catastrofici dicono che i britannici uscendo ci porterebbero comunque con se affogando L’Europa a prescindere dal nostro (e degli altri partner) eventuale  intento di mantenerla in vita.

Debbo ad onor del vero anche aggiungere che nonostante i tempi grami, i ritardi, gli scioperi e le minacce terroristiche che han portato a controlli moltiplicati, da Europeo verso le citta` di tutta Europa si continua a viaggiare proprio bene e facilmente.

Insomma per chi si muove e fa vari giri e corse, per chi commercia lavora in giro o intraprende, sta comunita’ un senso ce l’ha. Io sono arrivato da Roma a Londra con volo diretto, check in fatto on line, controlli giusti ma niente che non si possa sopportare con una semplicita` esilarante. E sono abbastanza vecchio da ricordarmi i tempi andati, prima di Shengen ad esempio.

Mi attende Il tassista, prenotato per portarmi in albergo. Mi aspettavo un pakistano o un indiano (normalmente questo lavoro intorno a Londra e’ di loro appannaggio) e si presenta invece uno che sembra un anglosassone di pelle bianca padrone di un inglese impeccabile.

Dovrebbe suonarmi un campanello di allarme, pero’ evito di approfondire. Inevitabilmente nel tragitto ci mettiamo a chiacchierare (una buona mezzora di macchina). Siamo nella settimana di Ascot, il festival delle corse dei cavalli, si quello dei cappellini strani  e vestiti variopinti delle signore. Mi trovo per caso proprio ad andare in quella zona, a pochi chilometri dall’ippodromo.

Mi dice il mio driver che per tutta la settimana sessantamila persone al giorno frequentano l’evento e dintorni, per la gioia  dei commercianti locali e lo scazzo degli altri residenti invasi, con tutti i problemi del caso, come ad esempio il traffico decuplicato.

Inevitabilmente, terminato l’argomento folcloristico si finisce a parlare di Brexit ed il mio tassista pur muovendo una serie di critiche all’unione  si rivela un sostenitore acceso del “Remain”. Interessante penso io, e nel frattempo scartabello nel telefono di lavoro per controllare la posta piu` urgente.  Ed ecco la sorpresa: trovo un msg della ragazza che mi ha organizzato il viaggio che mi fornisce i riferimenti del tassista.

Si chiama Francesco P., nome e cognome  italianissimi, a prescindere dall’aspetto ” very british indeed”.

E allora e` piu` forte di me e gli chiedo le cose usuali, scopro addirittura che e` nato in Italia e con i genitori e` andato via a sette anni, padre di Avellino e mamma della provincia di Bari, mi da pure un saggio del suo italiano-campano, ammettendo che parla piu` il dialetto che altro e poi inavvertitamente torniamo all’inglese.

Lui torna ogni anno in Italia per le vacanze, un legame solido con la penisola e i parenti, zii e cugini che continua a vedere e frequentare.

Chissa` se mi hanno mandato Francesco e non un altro per il fatto delle sue origini, altrimenti siamo di fronte a una originale coincidenza. Originale, neanche tanto a pensarci bene.

Ci salutiamo e mi auguro che il giorno dopo il mio tassista per tornare in aeroporto sia ancora lui.

In albergo, tra un po’ di lavoro da svolgere e un minimo di riposo (mi sono alzato alle 4:30 del  mattino) e` tutto un piacevole osservare gente che e` qui per Ascot, apprezzare la tradizione ed il vestiario caratteristico di persone che rientrano  dal “day at the races” , uomini compresi, con abito elegante e cilindro d’ordinanza. Qui ad “orecchiare”  ai discorsi dei clienti nessuno parla di Brexit, si  parla di corse,  di quel certo cavallo e di quanto quota, di chi e` il proprietario, cose da “verde “ tradizionale campagna inglese.

Il clou arriva a cena, quando il mio tavolo finisce per essere vicino a quello di un signore distinto con moglie, che i camerieri hanno aria di conoscere bene, che viene apostrofato come “il Generale”.

Ora che lo sia o meno, o data l’eta lo sia stato non saprei ma la deferenza con cui viene trattato, la postura diritta e lo sguardo, fanno pensare a un militare di carriera, chissa` magari in cavalleria. E di nuovo ascolto le chiacchierate e gli scambi di opinioni con persone che si fermano al suo tavolo su questa o quella corsa,  lui e` qui solo per i cavalli, anzi ne ha uno che gareggia il giorno dopo.

Brexit o non Brexit? Boh il tempo in questa landa si e` fermato. In tv campeggia la regina Elisabetta, appassionata di cavalli che segue tutta la settimana, tutti i giorni,  vestita di uno sgargiante giallo.

Non so, forse sono un britannico nato troppo a sud come Alberto Sordi in “Fumo di Londra”, pero` qui mi trovo assai bene.

L’indomani nel condurre il workshop scopo del mio viaggio,  altro incontro con un Italiano-Inglese, un mio collega, questa volta figlio di emigrati italiani ma nato in Inghilterra e con ancora meno abilita` linguistiche in Italiano di Francesco il tassista.

A vederlo muoversi anche lui lo prendi tranquillamente per un indigeno, per come e` vestito, per l’impeccabile accento inglese e il tenore delle conversazioni, battute in perfetto british humor incluse.

Insomma L’isola sara` ancora tale ma la sensazione che si respira e` di una magnifica convivenza di etnie, vera, forse Londra uno dei rari posti in Europa, che comunque non ha scalfito le antiche tradizioni. Ascot sta li a dimostrarlo.

Ne trovo ulteriori conferme persino in aereporto dove vengo riportato da un tassista che ancora una volta non e` un pakistano ma un native british… Il pakistano e` il padrone della compagnia di taxi…e nessuno se ne lamenta realmente.

Allora mi chiedo cos’e` tutta sta storia della Brexit? Cui prodest in un posto di siffatta integrazione? Misteri dell’animo umano.

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