Storie di ordinario Interismo

mauro

Come sapete la rubrica settimanale con pagelle incorporate e` chiusa, a mio giudizio per aver fatto il suo tempo e perche` non mi dava piu` nessuna soddisfazione, semmai stizza nel compilarla. Anche per uno come me trovare nuovi aggettivi, per giunta il piu` delle volte al ribasso e dispregiativi, risultava un esercizio arduo e sempre meno gratificante.

Qualcosa pero` alla luce degli ultimi fatti “Icardeschi”  la vorrei scrivere, cercando di essere succinto e compendioso, come diceva la mia professoressa di italiano delle medie, trovando le mie composizioni un po’ retoriche e floreali, nonche` prolisse.

Qui di floreale non c’e` un bel niente, a sentire la curva, questo agglomerato, magma non meglio identificato di bipedi a basso contenuto di sinapsi ma a quanto pare orgogliosi e picareschi. Eh si perche` se Ronaldo e` un uomo di merda per aver cambiato maglia e Ibra pure ha qualcosa a che fare con le feci per taluni atteggiamenti, oggi e` il turno di Icardi ad essere un vile e qualcosa d’altro. Siamo dunque una squadra, una societa` e una tifoseria con il vizio della coprofilia,  facciamocene una ragione.

Liquidiamo subito la vicenda del ragazzino, Icardi che forse non era la migliore delle scelte in quanto per l’appunto imberbe ad assumersi la responsabilita`, o meglio a fargliela assumere, di essere il capitano della piu` pazza squadra del pianeta che riesce sempre a farsi male da sola. Ma d’altra parte dove sarebbe, chi sarebbe stato l’alternativa? Si e` scelto quantomeno quello con piu` talento calcistico.

Il giovanotto e` mal consigliato evidentemente e non brilla per arguzia nel non capire che un episodio come quello narrato in quel libercolo, scritto da un agiografo di sicuro, descritto in quei termini, avrebbe urtato la sensibilita` di qualche esimio personaggio che nulla di meglio ha da fare che passare la vita a seguire l’Inter e magari  trovarci un tornaconto, non sempre per passione,  negli intervalli in cui qualcuno di questi non si occupi di altre faccende o non faccia dentro e fuori dal gabbio.

Era chiaro che sarebbe successo un putiferio, bastava cambiare un poco la prosa, invece di far scoppiare un’inutile bomba, perche` il fatto io lo ricordo e la ragione allora stava tutta dalla parte di Icardi, unico a salvarsi e in goal riaprendo quella partita non appena entrato in campo.

Il giovanotto a fine di quel match ha il coraggio o l’incoscienza di presentarsi nello spicchio di stadio dove sono assiepati gli “Interisti” e cerca di dare a qualcuno la maglia quando spunta un energumeno piu` largo che lungo e gliela tira indietro con corredo di insulti. Il ragazzo reagisce e viene poi portato via prima che succeda Il peggio.

La storia e` piena di episodi particolari, come ad esempio la mossa di karate di Cantona nei confronti di un fesso che continuava a smerdarlo, tanto per tornare in tema. Sbagliato? Si ma anche umano come Ibra che quella stessa curva manda a cagare (aridagli…) dopo che gli han detto di tutto e lui vince come spesso capitava una partita da solo.

Parliamo anche perche` ci sta, di una quarantina di questi barbari che aspettano Icardi (40 contro uno alla faccia del vile) sotto casa sua o continuano a imporre le loro regole a una societa` assente e mal rappresentata, come qualche anno fa` quando bloccarono il pulman della squadra e salirono distribuendo minacce e sberle in giro. Questa e` criminalita` organizzata e come tale andrebbe trattata ma pare non accada.

La cosa piu` allucinante e` che tra l’altro si ergono a rappresentanza in poche centinaia di una tifoseria mondiale di miloni di persone, quando invece come comprovato dal diverso atteggiamento di ieri di altri settori dello stadio, o da quello che leggo in giro, sono una sparuta minoranza.

E ci tocca sentire da parte di organi della societa`, inutili come Zanetti che starebbe da quelle parti proprio per influenzare i calciatori e la tifoseria, se avesse la capacita` e il carisma che non ha mai avuto, nelle direzioni appropriate, dichiarazioni grottesche di punizioni per il calciatore Icardi che ha sbagliato.

Ha sbagliato si, ma di sbattere fuori dallo stadio e togliere da intorno all’Inter certa gente quando ce ne occupiamo?  Per finire con Zanetti, a buon calciatore, perche` di piu` non e` stato, non corrisponde sempre buon dirigente, anzi. Non penso che costui possa diventare il Kalle Rummenigge di turno e dunque se non fa neanche la sua parte come esempio per i  giocatori, tra l’altro in questo caso un compratriota, cosa ci sta a fare?

Ausilio, ottimo uomo mercato, non e` quella figura di dirigente che servirebbe e per il resto, non mi pare di osservare la presenza di un codice comportamentale, di regole condivise da parte del gruppo, L’ABC di un team che deve lavorare verso un obiettivo comune e come accaduto in grandi club del passato arriva ad allineare o a espellere le eventuali teste di minchia in automatico.

Manca un calciatore leader e aggiungiamo un allenatore che ha idee di calcio interessanti ma che si sta rivelando poco adatto al contesto e lento nel comprenderlo, se vogliamo poco flessibile nel proseguire in una strada che prendera` molto tempo e comporta rischi fortissimi,  il gioco e` fatto. Signori siamo ben dietro al Milan che ha una squadra di scalzacani e qualche buon giovane, un allenatore capace e scaltro all’interno di una proprieta` che non si  sa neanche chi sia, possibile che noi non si arrivi a un minimo di stabilita`?

La proprieta` a questo punto dovrebbe agire in piu` direzioni e velocemente, con l’individuazione di un uomo forte che conosca l’ambiente da piazzare in societa`, la rimozione di inutili figure di rappresentanza, un ragionamento accurato sulla guida tecnica e se mantenerla o cambiarla subito e cosa piu` importante su come liberare definitivamente dall’ingombro di certi personaggi una porzione dello stadio che dovrebbe essere adibita a tutt’altre frequentazioni. Questa cosa e` evidentemente complicata in un paese dove ancora non si arriva a capire che certo tifo organizzato andrebbe reso illegale in quanto ricettacolo della peggiore umanita` e vari livelli di criminalita` paludata da “sostegno” per la squadra e  poi, nessuna iniziativa si puo` prendere perche` tanto sono tutti corrotti ed e` tutto un magna magna (Cit.) e le cose sono irrimediabili.

Spero, la prossima rara volta che vorro` scrivere di Inter che sia per cose piacevoli, se ne sente ormai la mancanza da troppo tempo.

 

Se in un giorno d’estate un viaggiatore…note bavaresi

trip

Post che potrebbe sembrare passato di cottura ma tant’e`, un po’ le vacanze, un po’ il “pensa che ti ripensa”  sul come cambiare la destinazione d’uso di questo blog diventato un po’ troppo e indebitamente da “Football e dintorni”  “Inter e dintorni” , se ne sono andate un paio di settimane in piu` del dovuto per rimettermi a scrivere.

Ogni scusa e` buona per un indolente come me, diciamo che adesso ho trovato la forza e l’orientamento che forse portera`  a un “Dintorni e football” per il quale questo articolo ci sta tutto. Peraltro, segue quello della Brexit pubblicato al ritorno da un mio viaggio a Londra nei giorni pre-votazione, in questo caso coincide con un altro passaggio lampo, stavolta in Baviera, proprio a Monaco, giusto nella settimana successiva al pazzo che si e` messo a sparare per vendetta sulla folla inerme.

Eh si, capitano tutte a me si potrebbe pensare, in realta` il fatto e` che capitano a chi, per lavoro in particolare, ogni tanto deve viaggiare e lo fa in questo periodo alla volta di destinazioni europee.

Tanto per cominciare, appresa la notizia del fattaccio, che ero in autostrada in un venerdi` estivo alla volta del solito weekend al mare,  ascoltando la radio mentre pregustavo gia` la serata a cena con piacevoli amici, non ho comunque potuto far a meno di incazzarmi, di “sclerare” e di esternare mettendomi a rischio scomunica (e chi se ne frega sono ateo) tutto il mio disappunto e preoccupazione:

“Ma che cazzo proprio la` che ci debbo anda’  fra pochi giorni doveva capitare? Sembro pure un arabo (in termini fisiognomici) adesso vedrai i crucchi come innalzano i controlli e cosa mi tocchera` di subire..eccheccazz e la sfiga ci vede benissimo…e porc deqqua` porc dela` ”.

Sto evidentemente “edulcorando” e vi lascio immaginare mia moglie, la poveretta alla guida che tentava di tranquillizzarmi finendo invece per gettare altra benzina sul fuoco del razzista trasversale che e` in me.

Si, perche` sembrava almeno all’inizio l’ennesimo “combattente” immolatosi a nome e per conto dell’Isis, stavolta in Germania e francamente ne ho piene le tasche di sta gente e vi prego si astenervi dal ricordarmi che se le cose vanno in questo modo la gran parte della colpa e` degli occidentali, degli americani imperialisti e dei britannici e francesi colonialisti (e gli italiani no? e mettiamoceli che qualcosina abbiamo fatto pure noi) e dei loro misfatti.

Vivo nel 2016 e dico che e` tutto vero, ci sono delle circostanze storiche ma con uno sguardo ormai se volete cinico e egoista ma nel contempo scevro da ipocrisia e ripeto, trasversalmente razzista rispetto a tutto cio` che non mi piace o mi causa un problema, non me ne fotte neanche un po’ di andare a trovare delle giustificazioni a certi personaggi che sfogano rabbia repressa, follia  e mancata integrazione sotto una bandiera e peggio facendosi scudo di una religione.

Per fare un esempio e capirci ancora meglio, sarebbe come dire, per fare un paradosso, che siccome circa 70 anni fa gli americani hanno liberato l’italia dal nazifascismo, a me non debbano salire sugli zebedei ogni volta che fanno qualcosa (spesso) che non mi piace per pura gratitudine pregressa. Vivo il presente per cui sono intitolato a detestare cio` che non mi piace o cagiona al sottoscritto un disagio o addirittura un rischio, se non e` politically correct sticazzi, tanto per usare il francese, Le spiegazioni di certi fenomeni le lascio ai sociologi, io uomo della strada sono.

Fatta la sparata andiamo al dunque. Parto preoccupato da tutto non sapendo cosa potermi aspettare, nonostante si sia capito che trattavasi di squilibrato e non di terrorismo. Diciamo pure che non ha certo tranquillizzato l’altro episodio con un ameno personaggio armato di scimitarra (o era un machete?) sul treno sempre in Germania ma d’altra parte che debbo fare? Debbo pur mangiare e per farlo debbo lavorare e talvolta viaggiare.

Prima tappa (stra) in anticipo  perche` “chissa` cosa incontro” a Fiumicino, penso. Solito terminal da dove partono i voli nazionali della ex compagnia di bandiera e quelli per le destinazioni europee, mi aspetto non so quale forma estrema o sadomaso di controllo ma non c’e` molto di piu` del solito. Con check in fatto on line e bagaglio a mano disbrigo le varie formalita` in un amen.

Provvedo poi  ad anestetizzarmi con un po’ di bollicine all’abituale bar per ingannare l’attesa e mi guardo intorno.

Fiumana di gente in giro, forse un pelino meno del solito ma siamo in mezzo alla settimana e si sa che i vacanzieri si muovono molto sui weekend. Nulla di strano dunque. Volo regolare che piu` tranquillo e puntuale non si poteva ed arrivo in quel di Monaco. Cosa mai mi aspettera` qui, mi domando angosciato? Un bel niente, passo tranquillamente per l’uscita cittadini CEE come sempre senza che nessuno mi dica alcunche` ed agguanto un taxi alla volta dell’albergo.

Circa mezzora di tragitto, qualcosa di piu`, che mi da modo di scrutare in giro. Il tempo e` buono e la temperatura calda senza essere opprimente come in Italia ai primi d’Agosto. La citta` pare tranquilla ed ho l’occasione di ammirare il villaggio olimpico degli anni settanta, bellissimo e perfettamente funzionante per una quantita` incredibile di eventi che annualmente vi si svolgono, alla faccia di quelli che non vogliono Le Olimpiadi in Italia. Qui sono stati capaci di mantenere e capitalizzare sulle strutture costruite all’epoca per i giochi, ma si sa sono tedeschi, antipatici sinche` si vuole ma bravi e rigorosi.

Insomma, passo proprio nella zona del misfatto, piu` o meno dove il pazzo ha sparato, tutto normale e tranquillo. Faccio anche a tempo ad apprezzare la quantita` di bavaresi in bici  che utilizzano in ogni stagione l’infinito tracciato ciclabile.

L’Allianz arena oggi non e` illuminata, non si gioca. Ecco, proprio a pensarci bene l’unica minaccia che percepisco e` quella di Ancelotti a Monaco, i Weiss wurstel con lui in giro sono a rischio estinzione.

Salutato il tassista, chiacchiero amabilmente col portiere d’albergo che mi chiede come sia andato il viaggio ed io, il paranoico proveniente dallo stivale, immediatamente sospettoso mi interrogo sul significato recondito di una domanda che voleva essere solo una forma di cortesia e replico dicendo che non ho avuto problemi ma chiedendo a mia volta al ragazzo se sia realmente tutto “apposto”. Lui mi guarda con aria relativamente sorpresa ma compunta, e risponde inarcando il sopracciglio (alla Ancelotti, una maledizione) con un educato ma algido “of course everything is ok here in Munich”. Piglia e porta a casa sospettoso terrone che altro non sei, dico a me stesso.

Sistemato l’esiguo bagaglio esco in tenuta da turista per caso (polo e Bermuda) alla ricerca degli uffici dove dovro` recarmi il giorno dopo. Per come ho capito sono a meno di un chilometro e mi incammino con passo felpato.  Mi confondo “abilmente”  tra la gente, tedeschi e non che approfittando del tempo buono sono in giro o si apprestano a bere o mangiare una cosa nei tanti locali di questa zona.

Leopoldstrasse e` una grande strada importante per il business, ospita gli uffici di tante grandi aziende. Tutto molto ordinato e pulito, manco a dirlo. Arrivo in un batter d’occhio sotto agli uffici della mia compagnia e mi imbatto, tra le tante persone, in una collega italiana trasferita a Monaco un paio di anni addietro. Baci e abbracci e veloce caffe` perche` deve corrrere a prendere un autobus. Mi conferma che si trova bene, con il solo problema di digerire meglio la lingua. Non manca di rimarcare il fattore sicurezza, a dir suo una delle cose piu` belle della citta`, sottolineando la assoluta casualita` di quanto accaduto una settimana prima. Qui si vive bene, ci si diverte (si, i tedeschi amano divertirsi) e la qualita` della vita e` alta. C’e` un vero tentativo di integrazione e un ambiente sempre piu` multietnico.

Gli italiani sono stimati essere almeno quindicimila, quelli censiti, ovvio. Arriva l’ora che lei debba correre per zompare sull’autobus, per me e` il momento della cena. Scelgo un posto dove posso mangiare Wurstel, ottimi e prima che Ancelotti spolveri tutto, e innaffio con birra in un locale tranquillo con tavoli all’aperto in mezzo a tanta gente che ride, scherza e chiacchiera amabilmente e senza rompere i marroni al prossimo. Qui tutto e` compostezza, apprezzo assai.

Concludo con la passeggiata indietro verso l’albergo dove dormiro` saporitamente (per i miei standard significa quelle classiche 5 ore ben fatte). Insomma tutto ok, come e` tutto ok il giorno dopo quando conclusi gli impegni di lavoro ritorno senza scosse in aeroporto e da li senza nessun tipo di Gestapo al lavoro o controllo invasivo prendo il volo per Roma con puntualita` teutonica.

Mi sono scordato perche` ho scritto questo breve resoconto…ah si, da una parte per trasferire l’ansia e lo scazzo per la condizione generale in cui ci si trova dovendo pensare che qualcuno ti possa far saltare in aria da un momento all’altro e non potendo comunque evitare certi luoghi e certi viaggi.

Ci vuole comunque una buona dose di culo e sperare che non succeda a te e proprio a te ma d’altra parte che fare? Si puo` morire in casa scendendo dal letto a prescindere dal magrebino fondamentalista.

Debbo poi comunque dire che anche in questo viaggio ho continuato ad apprezzare il tentativo della gente di gestire la propria esistenza con normalita` e civilta`, in Germania molto evidente, cercando di vivere la vita sintanto che ci e` concesso come meglio possiamo.

Se questo sia solo apparente normalita` o meno non sono in grado di stimarlo…ma voi vedete altre opzioni?

Appunti “pre-possible” Brexit

UK

Nota per il lettore: ho scritto questo post un paio di settimane addietro, lo pubblico oggi quando finalmente si sapra` se i britannici rimarranno in Europa o meno, l’avvertenza e` dunque che quanto descritto potra` suonar, alla luce dei fatti odierni, quali che siano, datato. Buona lettura. 23/6/2016

Un altro giro e un’altra corsa, si dice dalle mie parti a significare che ci son persone, un po’ come il sottoscritto, che chiudono un capitolo e ne aprono un altro, immediatamente. Io lo faccio un po’ per lavoro, chiudo un progetto o come in questo caso un veloce viaggio di business e ne apro subito un altro.

E  c’e` chi invece decide che Il passo successivo puo` essere epocale, potenzialmente cambiando in meglio o in peggio, questo non sta a me giudicarlo e personalmente ho seri dubbi su entrambe le situazioni.

Parlo della potenziale Brexit, dato che son di ritorno da un viaggio lampo in Inghilterra compiuto a pochi giorni dal referendum per la permanenza o uscita del Regno Unito dalla comunita’ Europea.

Dicevo, non giudico e non so cosa puo` essere buono o cattivo, anche perche` inizialmente sostenitore convinto dell’unione, non nascondo che il tarlo del dubbio mi ha recentemente assalito, se stare da soli pure per noi Italioti semi-Renzizzati non sia meglio.

Boh, non sappiamo manco cosa voglia realmente dire uscire e quale sia l’iter, intanto stiamo a guardare e sono sicuro (come altri gia` fan capire) pronti  a uscire pure noi se solo ad un certo punto ci piace o ci par convenga.

Ben venga dunque un pesce grosso come battistrada, quale che sia la loro scelta e noi intanto alla finestra.

Seppure, i piu` catastrofici dicono che i britannici uscendo ci porterebbero comunque con se affogando L’Europa a prescindere dal nostro (e degli altri partner) eventuale  intento di mantenerla in vita.

Debbo ad onor del vero anche aggiungere che nonostante i tempi grami, i ritardi, gli scioperi e le minacce terroristiche che han portato a controlli moltiplicati, da Europeo verso le citta` di tutta Europa si continua a viaggiare proprio bene e facilmente.

Insomma per chi si muove e fa vari giri e corse, per chi commercia lavora in giro o intraprende, sta comunita’ un senso ce l’ha. Io sono arrivato da Roma a Londra con volo diretto, check in fatto on line, controlli giusti ma niente che non si possa sopportare con una semplicita` esilarante. E sono abbastanza vecchio da ricordarmi i tempi andati, prima di Shengen ad esempio.

Mi attende Il tassista, prenotato per portarmi in albergo. Mi aspettavo un pakistano o un indiano (normalmente questo lavoro intorno a Londra e’ di loro appannaggio) e si presenta invece uno che sembra un anglosassone di pelle bianca padrone di un inglese impeccabile.

Dovrebbe suonarmi un campanello di allarme, pero’ evito di approfondire. Inevitabilmente nel tragitto ci mettiamo a chiacchierare (una buona mezzora di macchina). Siamo nella settimana di Ascot, il festival delle corse dei cavalli, si quello dei cappellini strani  e vestiti variopinti delle signore. Mi trovo per caso proprio ad andare in quella zona, a pochi chilometri dall’ippodromo.

Mi dice il mio driver che per tutta la settimana sessantamila persone al giorno frequentano l’evento e dintorni, per la gioia  dei commercianti locali e lo scazzo degli altri residenti invasi, con tutti i problemi del caso, come ad esempio il traffico decuplicato.

Inevitabilmente, terminato l’argomento folcloristico si finisce a parlare di Brexit ed il mio tassista pur muovendo una serie di critiche all’unione  si rivela un sostenitore acceso del “Remain”. Interessante penso io, e nel frattempo scartabello nel telefono di lavoro per controllare la posta piu` urgente.  Ed ecco la sorpresa: trovo un msg della ragazza che mi ha organizzato il viaggio che mi fornisce i riferimenti del tassista.

Si chiama Francesco P., nome e cognome  italianissimi, a prescindere dall’aspetto ” very british indeed”.

E allora e` piu` forte di me e gli chiedo le cose usuali, scopro addirittura che e` nato in Italia e con i genitori e` andato via a sette anni, padre di Avellino e mamma della provincia di Bari, mi da pure un saggio del suo italiano-campano, ammettendo che parla piu` il dialetto che altro e poi inavvertitamente torniamo all’inglese.

Lui torna ogni anno in Italia per le vacanze, un legame solido con la penisola e i parenti, zii e cugini che continua a vedere e frequentare.

Chissa` se mi hanno mandato Francesco e non un altro per il fatto delle sue origini, altrimenti siamo di fronte a una originale coincidenza. Originale, neanche tanto a pensarci bene.

Ci salutiamo e mi auguro che il giorno dopo il mio tassista per tornare in aeroporto sia ancora lui.

In albergo, tra un po’ di lavoro da svolgere e un minimo di riposo (mi sono alzato alle 4:30 del  mattino) e` tutto un piacevole osservare gente che e` qui per Ascot, apprezzare la tradizione ed il vestiario caratteristico di persone che rientrano  dal “day at the races” , uomini compresi, con abito elegante e cilindro d’ordinanza. Qui ad “orecchiare”  ai discorsi dei clienti nessuno parla di Brexit, si  parla di corse,  di quel certo cavallo e di quanto quota, di chi e` il proprietario, cose da “verde “ tradizionale campagna inglese.

Il clou arriva a cena, quando il mio tavolo finisce per essere vicino a quello di un signore distinto con moglie, che i camerieri hanno aria di conoscere bene, che viene apostrofato come “il Generale”.

Ora che lo sia o meno, o data l’eta lo sia stato non saprei ma la deferenza con cui viene trattato, la postura diritta e lo sguardo, fanno pensare a un militare di carriera, chissa` magari in cavalleria. E di nuovo ascolto le chiacchierate e gli scambi di opinioni con persone che si fermano al suo tavolo su questa o quella corsa,  lui e` qui solo per i cavalli, anzi ne ha uno che gareggia il giorno dopo.

Brexit o non Brexit? Boh il tempo in questa landa si e` fermato. In tv campeggia la regina Elisabetta, appassionata di cavalli che segue tutta la settimana, tutti i giorni,  vestita di uno sgargiante giallo.

Non so, forse sono un britannico nato troppo a sud come Alberto Sordi in “Fumo di Londra”, pero` qui mi trovo assai bene.

L’indomani nel condurre il workshop scopo del mio viaggio,  altro incontro con un Italiano-Inglese, un mio collega, questa volta figlio di emigrati italiani ma nato in Inghilterra e con ancora meno abilita` linguistiche in Italiano di Francesco il tassista.

A vederlo muoversi anche lui lo prendi tranquillamente per un indigeno, per come e` vestito, per l’impeccabile accento inglese e il tenore delle conversazioni, battute in perfetto british humor incluse.

Insomma L’isola sara` ancora tale ma la sensazione che si respira e` di una magnifica convivenza di etnie, vera, forse Londra uno dei rari posti in Europa, che comunque non ha scalfito le antiche tradizioni. Ascot sta li a dimostrarlo.

Ne trovo ulteriori conferme persino in aereporto dove vengo riportato da un tassista che ancora una volta non e` un pakistano ma un native british… Il pakistano e` il padrone della compagnia di taxi…e nessuno se ne lamenta realmente.

Allora mi chiedo cos’e` tutta sta storia della Brexit? Cui prodest in un posto di siffatta integrazione? Misteri dell’animo umano.

Avevi ragione, Umberto

eco

E’ scomparso in questi giorni Umberto Eco, uno dei piu’ grandi pensatori della nostra epoca. Pozzo di cultura profondissimo che tra le tante citazioni ne annovera una sul Web. Un Mezzo straordinario a dire suo con un problema, quello di aver dato voce a una marea di imbecilli, cassa di risonanza amplificata ancora di piu’ dai social, dove tutti ma proprio tutti siamo intitolati a esprimere le piu’ grandi castronerie.

E’ verissimo e mi trova d’accordo, mi permetto molto indegnamente e umilmente pero’ di allargare il discorso ad altre “forme di espressione” e mezzi  che dan grandi possibilita’ di esternare l’umana insipienza. Senza girarci intorno e andando al punto,  parlo della gentucola  di cui sono ostaggio ampi spazi negli stadi, le curve. E, andando piu’ diretto ancora parliamo di quelli assiepati al Meazza  durante la partita Inter-Samp che null’altro han saputo fare se non riservare un striscione con insulti a Ronaldo che recitava piu’ o meno cosi’:

“Le vecchie glorie non cambiano maglia, quelli si chiamano uomini di merda”.

Non c’e’ che dire caro Professor Umberto, se per assurdo spegnessimo la rete ed azzerassimo i social network, hai voglia te quante forme di espressione disponibili per gli imbecilli vi sarebbero comunque.

Lo stadio e’ una di queste con le curve zona franca nella quale “Tifosotti”, permettetemi di usare una figura retorica da me inventata per rappresentare  questa massa informe di soggetti , nella migliore delle ipotesi dei cretini, si assiepano e esprimono quelle opinioni che prima erano da bar (cit. Eco), poi da web e da sempre sono state da curva di stadio.

Sogno il giorno in cui questi idioti verranno spazzati via  e quegli spazi utilizzati per ospitare gente per bene e con cultura sportiva, oltre che abili a collegare le sinapsi, cosa piu` importante.  Questa comunque e’ un’altra storia, torniamo all’imbecillita’ che ti spinge alla memoria corta, Tifosotti dei miei stivali: la vicenda di Ronaldo e’ passata come quella del piu’ grande ingrato e traditore della storia perche’ a un certo punto, dopo essere stato accudito  e curato dall’Inter, adorato dai tifosi, ha deciso di andarsene nel piu’ importante club del mondo, Il Real Madrid.

Concedo che non credo che la motivazione fosse Cuper con cui non andava d’accordo e che voleva costringerlo a esercizi tipo il famigerato monte Alfano, dal nome del preparatore che fece stirare pure il gatto di Appiano. Semplicemente e come molti altri professionisti prima di lui ha scelto di andare dove gli conveniva. Ed e’ convenuto a tutti perche’ Moratti ha sempre detto che la compravendita del fenomeno e’ stato un affare, una delle piu’ grosse plusvalenze mai  fatte.

Tifosotti, io Ronaldo l’ho visto fare cose strabilianti con la maglia nerazzurra nel primo anno,  come l’ho visto piangere il 5 Maggio come un vitello. penso che qualcosa si sia definitivamente rotto proprio allora. Se debbo dirla tutta, capisco la sua necessita’ di cambiare, completamente professionale, per accasarsi a Madrid.

Poi non mi scordo la netta sensazione che la seconda rottura del tendine rotuleo (partita inutile di coppa Italia con la Lazio) sia dipesa da un rientro accelerato, gestito in modo discutibile dallo staff medico dell’Inter, Il Dott. Volpi,  se non erro quello attuale tornato dopo la gestione Combi. Insomma, ragioni per spiegarsi il distacco ve ne sono se ci si leva la mortadella dell’iprocrisia dagli occhi.

Se del caso mi e’ piaciuto molto meno quando e’ andato al Milan, ma di nuovo, questi hanno una carriera breve e debbono massimizzare i risultati, economici e non; e potremmo invece discutere dell’opportunita` da parte rossonera di tesserare un’icona del calcio nerazzurro, quantomeno poco elegante ma si sa che nonostante la bacheca ricca di trofei e i soldi che gli escono dalle orecchie dalle parti di Arcore la classe non sanno neanche cosa sia e come evidentemente siano dei “gelosoni”, invidiosi  che bramano le nostre cose piu` belle.

Solo per paragonare, Mourinho nella stessa serata viene giustamente osannato, ovvio  per il triplete. Tifosotti ti sei scordato che Mou e’ fuggito con  la macchina di Florentino Perez un minuto dopo la finale di CL dopo aver pianto con Materazzi? Il vecchio Jose’ null’altro ha fatto che una scelta professionale, come Ronie, ma a lui perdoniamo tutto per le vittorie. Avrei trovato piu’ elegante continuare ad applaudire Mou ed al massimo ignorare Ronaldo,che comunque per me rimane il giocatore piu’ eccitante dell’Inter degli ultimi trent’anni.

Una chiosa finale sulle vecchie glorie o sulle bandiere. La considerazione la faccio su Zanetti, icona di un certo interismo, che sul finale di carriera desideravamo in molti che si levasse di torno dopo averlo amato in modo smisurato, arrivando a detestarlo perche’ non capiva che era l’ora di uscire di scena e continuava comunque a prendere rinnovi e lauti ingaggi. Guardando all’altra Milano, Maldini nell’ultimo anno veniva fischiato dai suoi perche’ pur non reggendosi piu’ in piedi non si faceva da parte e sono di questi giorni le polemiche di Totti a Roma.

Insomma il sentimento del tifoso e` ondivago e Tifosotti hai la memoria corta ma anche sui piu` amati a voler essere obiettivi ci sarebbe da esprimere qualche ragionevole critica, invece idealizziamo. Che sia una sorta di valvola di sicurezza del cervello per impedirci di provare indicibili dolori, o son di nuovo sinapsi non collegate?

La verita’ e’ che nel professionismo le bandiere son morte da un pezzo e ognuno si cura gli affari suoi, cambiando casacca o restando  anche oltre il limite della ragionevole decenza, cosa che ha poco a che fare con l’amore per certi colori.  Tanto di cappello a Ibra e alla gestione imprenditoriale dei suoi servigi da parte di Raiola,  riflette lo stato  attuale delle cose.

Ma tutto questo tu Tifosotti, non puoi o non vuoi capirlo.

E il mondo, caro Professor Umberto, a prescindere dal Web che ci da voce e’ veramente strapieno di Imbecilli. RIP.

 

Juve-Inter, coppa Italia 2016, Cronaca di un confronto mai nato

erik

Per una volta non mi astengo dal commentare le prestazioni che non siano di campionato. Data la batosta coi gobbi  e quello che leggo in giro mi sembra opportuno fornire due righe di analisi, ovviamente e come sempre tutta mia e dal divano di casa. Prendetela per quello che e` quindi.

In genere detesto e vivo male le partite nelle quali affrontiamo questi qui, una sequela troppo lunga di sofferenze, “incazzamenti” e sconfitte. Senza nascondersi, se si guarda alla storia dagli anni 70 i gobbi hanno avuto una squadra molto spesso piu` forte (come e perche`siano dominanti in Italia si spiega poi con chi siano i proprietari e mi fermo qui).

Certo, concedo anche che talvolta le sconfitte furono inopinate e altre ingiuste (quando non erano cosi` piu` forti), senza stare a retiterare i vari altri “perche`”.

Oggi, in questa nostra fase, che mi piaccia o meno, il confronto con i migliori pero` serve, ci aiuta a capire come una cartina di tornasole a che punto ci troviamo nel processo di ricostruzione post Moratti, presidente passato da noi come uno Tzunami se guardiamo ai danni piu` che ai successi, per i quali comunque lo ringrazio.

Ebbene, siamo parecchio distanti, gia`nella qualita` degli uomini, il paragone e` sembrato impietoso in alcuni confronti. Ad esempio Nagatomo e D’ambrosio non sono presentabili a questi livelli e i nostri attaccanti hanno fatto il solletico ai loro difensori, neanche tutti i migliori (mancava Barzagli) mentre il nostro tanto decantato bunker (Murillo e` stato portato a scuola per tutta la partita) ha patito per tutto il match e fatto acqua al cospetto di avversari di livello (per non parlare dei cambi).

Detto delle individualita`, la Juventus appare poi infinitamente superiore come squadra, oggi ancora piu` quadrata e matura, in totale gestione del tempo e dello spazio, rispetto a quella che sapeva condurre solo ritmi alti di Conte. Questi ti avvolgono con calma e senza fretta e ti uccidono dolcemente e inevitabilmente. Come trovarsi nelle spire di un pitone che prima ti soffoca e poi ti fagocita. Duole molto dirlo ma abbiamo visto un squadra forte e di livello internazionale, contro un progetto di squadra, L’Inter, con varie pecche.

Parliamo per l’appunto delle pecche, di cosa ci manca. Innanzitutto quest’anno siamo ripartiti quasi da zero cambiando pressoche` la totalita` degli interpreti, facendo degli acquisti giusti e altri un po’ meno compatibilmente con i limiti imposti dal FFP che noi a differenza degli arabi di PSG e Manchester city vogliamo rispettare, mentre loro se ne infischiano e ci girano bellamente intorno.

A vedere come si finanzia l’Inter ed i meccanismi di scatole cinesi utilizzati dal nostro amico con gli occhi a mandorla, non si capisce molto bene se effettivamente non voglia o non possa metterci piu` soldi. In tutti e due i casi il FFP e` una bella giustificazione nei confronti del tifoso incazzato.

Questo e` un ovvio problema dal momento in cui la necessita` sarebbe di aumentare il fatturato,  quello Juventino e` piu` del doppio del nostro, si riflette nelle possibilita` di mettere in campo una squadra competitiva e si e` visto.

Lo scenario e` questo, se non cambia qualcosa la Juventus ha un vantaggio quasi incolmabile (anche su tutti gli altri competitori interni) per il quale ragionevolmente si va verso una situazione simile a quella tedesca, dove su 10 campionati 9 li vince il Bayern e 1 se lo spartiscono gli altri.

Il che alla lunga uccidera` l’interesse e la competizione, allontanando la gente  invece che avvicinarla al calcio (gia` si vede).  Si, e` un altro discorso che forse affrontero` piu` in la, in un altro post, ora torniamo a fatti piu` vicini e consideriamoli.

Mentre noi tentavamo (e tentiamo) faticosamente di  rientrare dai “buffi” per adempiere ai dettami di uno che oggi e` inquisito e non ha fatto altro che mettere regole che rinforzano i forti e indeboliscono chi e` debole in un certo momento storico, impedendo di fatto di rientrare (l’equazione e` semplice,  se ha i debiti non puoi investire, non puoi rimettere in ingaggi che una certa percentuale del fatturato, ma se non investi e` difficile accrescerlo, quindi non puoi prendere i migliori giocatori e senza quelli le prestazioni sportive non arrivano etc, nonche` siamo in un sistema nel quale il patrimonio dato in larga parte dai giocatori di proprieta` e` un qualcosa del quale si dispone sino ad un certo punto.), a Torino riuscivano nella “impresa” di realizzare lo stadio di proprieta`, altro aspetto che segnera` col sangue le differenze in fatto di redditivita`.

Naturalmente al momento delle grandi italiane ci riescono (ma guarda un po’) solo loro perche` il comune di Torino li omaggia (ah, riguarda un po’) di un sito (quello del vecchio delle Alpi) con concessione centenaria, gia `dotato di destinazione d’uso (una roba che per ottenerla in altri posti e` un affare cinese) e questi bellamente ci fanno il loro stadio sopra. Facile vincere facile, no? E` la storia degli Agnelli in questo paese ragazzi, fatevene una ragione.

A Milano che accade invece quando noi si pensi a S.Siro come nostra tana, dato che il nostro scomodo vicino (noi abbiamo il Milan, loro il Torino che non conta ne accusa, con tutto il rispetto) pare voglia farsi il suo di stadio e lo annuncia con la fanfara? Accade che siamo tutti contenti e di concerto con il comune pensiamo a prendere la gestione totale del Meazza e a rimodernarlo, presentiamo il progetto ma…Il grande vecchio di Arcore si rende conto che la sua frivola (eufemismo) figlia ha fatto male i conti. Rimangono a S.Siro, e arrivederci all’impianto tutto interista. Si deve  ricominciare. Queste vicende, quella stadio e le intenzioni reali della proprieta`, ci faranno scontare un ritardo incolmabile verso la Juventus, non stupiamoci quindi di essere relegati per tantissimo tempo se non per sempre a una posizione subalterna e non stupiamoci se poi quando giochiamo contro di loro in pratica ci stuprano (come fanno con tutte le altre squadre italiane).

Detto dei massimi sistemi, torniamo al campo e a una dimensione che dice che per migliorare ci vuole competenza e fortuna, oltre a sperare pure in un cambio delle regole sul FFP o un cambio di strategia societario, dove “toccherebbe giocare sporco”, evidentemente come fanno altri, non fatemi dire altro.

Torniamo allora alla variabile competenza, come gia` espresso in altri articoli, se hai poche risorse le devi allocare bene, massimizzandone l’utlizzo.  E qui che trovo il grande “baco” del Sistema nerazzurro perche` seppure a molti di noi la campagna acquisti (e cessioni) di quest’anno sia parsa largamente positiva, gia` in estate venivano sottolineate certe scelte discutibili avallate dall’allenatore, nell’andare verso una squadra piu` muscolare e forse meno tecnica. Il che ben inteso mi puo` trovare d’accordo quando si voglia  ripartire donando solidita` ad un impianto fragile e tremebondo.

Al contrario di molti infatti penso che i soldi (anche tanti ma se vai a prendere giocatori affermati a livello internazionale e` cosi`) per Perisic e Kondogbia, ricordando che quest’ultimo reggeva in Champions League il centrocampo della sua squadra quasi da solo, siano ben spesi. Se poi qualcuno pensava che questo fosse Pogba non lo aveva mai visto giocare. Indubbiamente puo` dare piu` di quanto visto sino a oggi questo si ma non e` il problema principale.

Io non giustifico invece l’arrivo di Felipe Melo “decotto” che nulla aggiunge dato che e` un doppione di Medel con meno dinamismo, in luogo di un centromediano pensante e con i piedi buoni.

Dopodiche`, trovo geniale il prestito di Ljiaic e avrei scommesso su Jovetic che purtroppo dopo aver fatto la differenza all’inizio  si e` curiosamente involuto (Notare che l’alternativa era Salah che al momento non fa meraviglie).  Poi magari mettiamoci un Montoya palesemente inadatto al campionato italiano.

Amici, il problema e` che io posso sbagliare perche` non sono Mancini o la societa`, loro debbono sbagliare pochissimo stanti certe situazioni. Mancini non aiuta molto in questo caso, patisce di innamoramenti e improvvisi accantonamenti, promuove e poi rimuove (Santon ha ucciso qualcuno?) e chiede tanti giocatori (se rimane, vedrete che andremo verso un’altra mezza rivoluzione) e ad oggi non ha dato un modulo o un gioco certi.

Ultimo caso, adesso il problema secondo lui  non e` il gioco (per me  latitante dall’inizio) ma l’attacco, andiamo quindi a strapagare Eder (30 anni) che e` discreto ma e` un altro che ha bisogno di spazio e profondita`. Circostanze che non vengono mai concesse dagli avversari soprattutto in casa (a dire il vero nemmeno la Juve si e` sognato di farlo…).

La Juve intanto si assicura tutti i migliori giovani di prospettiva (italiani) che e` quanto dovremmo fare noi invece di prendere Eder, e  poi dovremmo curarci di un vivaio che vince spesso le competizioni di categoria ma non tira fuori un giocatore da prima squadra (o su cui monetizzare pesantemente) da tempo. Stesso discorso dovrebbe essere fatto sul mercato internazionale, ultimo esempio evidente la plusvalenza fatta su Kovacic che tutti dicevano avessimo pagato assai (avessimo fatto lo stesso con Dybala quando lo vedemmo prima del Palermo…). Insomma ci vuole competenza, come dicevo e con i giovani rischiarsela un po` ma arrivarci prima degli altri. Sempre in tema di allocazione risorse, fatemi  tacere per non incorrere in querele sui rinnovi recenti di Palacio e Nagatomo, mi limito a dire che non hanno alcun senso.

Una ulteriore questione, che ho appena accennato poc’anzi, io non sono un italianista e potrei non aver nessun problema con una squadra fatta di stranieri ma bisogna riconoscere il valore di aver un Marchisio, un Buffon o un Chiellini (mi vengono i conati) rispetto a una colonia di sud americani e slavi, con questi ultimi che sono di talento ma incostanti sino a talvolta staccare completamente la spina (come Handanovic che non mi piace ma e` il migliore quest’anno… ma sul 2-0 era gia` sotto la doccia e ha sigillato la partita e se ci fosse una piccola speranza la qualificazione con un goal da 20 metri preso sotto le gambe). Altro esempio eclatante e` la mancanza di pragmatismo e la leziosita` di certi tocchetti, la mancanza di cattiveria sotto porta in certi frangenti, tipica di questi qui balcanici e latini. E` un fatto di mentalita` che con questi interpreti tarda ad arrivare e forse non arrivera`.

Proprio questo disconnettersi in partita o per lunghi tratti di campionato andrebbe considerato in quanto non casuale ma tratto distintivo,  da chi fa la squadra ma se vogliamo trovare il principale difetto di Mancini che se lo porta anche dalla precedente gestione, e` l’avere a sua volta una certa schizofrenia, un bipolarismo negli atteggiamenti e nelle scelte che fatalmente gli toglie lucidita` e viene trasferito in forma di isterismo e insicurezza  ai giocatori che come detto spesso solidissimi non sono (l’uscita su Icardi che “quel goal lui a 50 anni lo fa” somiglia a mettere al ragazzo i chiodi sulla bara…).

Insomma la mia preoccupazione va molto oltre la puntuale imbarcata di coppa Italia, io  ancora non vedo la possibilita` e la certezza di indirizzare a breve il vascello Inter in modo corretto e trovo che su questo dovremmo misurare le azioni e le intenzioni della societa`.

 

Sarri -Mancini Storia “d’amore e di coltelli”

Sarri

Ogni volta che mi ripropongo di occuparmi di cose piu` serie, scrivere finalmente qualcosa che mi soddisfi nel profondo, non le solite cazzate di calcio e di costume, ne succede una che mi distoglie da questa mia missione, ma che dico il reale scopo della mia esistenza, per occuparmi di cose triviali.

Forse e` perche` queste son piu` divertenti,  sono leggere e non si vive di sola serieta`, fustigandosi e dandosi sistematicamente sonore mazzate sugli zebedei. Andiamo allora con la “scandalosa” vicenda del San Paolo, lo screzio tra Sarri e Mancini in coppa Italia.

Gia` a vederli vicini questi due, fanno sorridere: l’uno un omaccione in tuta da ginnastica,  irsuto con barba ispida, incazzato non si capisce bene per cosa, evidentemente in crisi da nicotina (e` fumatore incallito e in campo e` vietato) con i nervi quindi ancora piu` a fior di pelle perche` sta perdendo la prima partita vera, decisiva e senza appello da quando allena una squadra importante e, cosa piu` grave , “si sta fumando addosso”.
l’altro piu` minuto e aggraziato, ben vestito con quei suoi cappottini alla moda e l’immancabile sciarpetta di cashmere. E,  il ciuffo dei capelli, sapientemente tenuti lunghi, lasciato sbarazzino al vento.

Roba da Checco Zalone, il “grande sociologo” che con i suoi film vuol trasmetterci l’idea, lo stereotipo degli italiani dei nostri tempi con tutta una serie di film e perle di saggezza che con grande piacere mi perdo.

Due mondi diversi,  due esperienze opposte a contatto , e` chiaro come non si piacciano e probabilmente non andranno mai d’accordo. L’omaccione e` un figlio della classe operaia e ha un passato da impiegato,  ha fatto tutta la gavetta partendo dal basso, gradino dopo gradino, senza che nessuno gli abbia regalato niente. Roberto Mancini e` invece un predestinato, e per questo le tappe le ha bruciate tutte: grande talento da calciatore, a 16 anni poco piu` gia `giocava con profitto in serie A. Come Allenatore viene messo su una panchina importante quando ancora non ne avrebbe i titoli (il patentino) tra le critiche  e rimostranze dei nuovi colleghi piu` navigati . Da allora ha sempre piu` o meno allenato ad alti livelli.

l’uno sanguigno con una miscela pericolosa di toscanita` e napoletanita`, l’altro piu` elegante ma di certo non le manda a dire (non lo faceva neanche da calciatore quando era un vero loquace rompiscatole). Insomma se Sarri e` rustico quest’altro non e’ un’educanda, tutt’altro.

Dicevo, chiaro che fiutandosi non si sarebbero fatti simpatia, anche se Mancini in passato ha espresso apprezzamento per il lavoro del collega. Da qui a quello che e` successo e giustificarlo ce ne corre.

Fatemi dire, tanto si sa che sono interista ma come qualcuno mi ricorda (e gliene sono grato) non appartengo a un certo pensiero omologato per cui parteggio per uno del mio clan ciecamente e pure se si comporta da stronzo. Di stronzi e di gente inappropriata  la nostra parrocchia e` piena e come espresso in altri articoli,  da vero razzista trasversale, diversamente intollerante, per costoro ho poca sopportazione, interisti o meno.

Mi pongo quindi su questa storia in modo equidistante e dico pure che Sarri calcisticamente lo stimo e mi piace molto come tecnico. Le sue squadre giocano benissimo, un calcio moderno aggressivo e verticale.

Aggiungo inoltre per arrivare al punto che mi dispiace molto che una persona che viene descritta come di eccellente cultura come Sarri, uno dei pochi non lobotomizzati e ignoranti che circolano nel mondo della pedata, abbia avuto un’uscita cosi’ infelice.

Articolo meglio il concetto, a questo qui gli si e` chiusa la vena e ha esternato in modo totalmente fuori luogo ma questo sarebbe il meno. Il problema sorge nel momento in cui, riflettendoci, si capisce che non ha fatto altro che esprimere quanto pensa e rendere probabilmente pubblica l’etichetta che aveva gia` messo addosso al dirimpettaio elegantone.

Una sorta di abito che fa il monaco, se uno si veste in modo ricercato e ha una collezione di sciarpe che sfoggia ad ogni occasione e` Gay (o si veste da gay e non da uomo che poi  sarebbe quello colla tuta che puzza di sudore perche` “L’omo deve da puzza’).

Sarri  poi esprime questa sua valutazione all’interessato non per l’appunto dandogli del Gay (che significa good as you, cioe` uno che e` buono e valido quanto un eterosessuale) ma dandogli il tenore dell’insulto pesante, Frocio e Finocchio, dando quindi una connotazione fortemente dispregiativa dell’appartenere ad una certa categoria.  E peggio, non e ` la prima volta che incorre in questo tipo di espressioni, il che avvalora l’idea che i Gay non gli vadano a genio (aldila` di quello che invece dichiara).

Se vogliamo (e noi vogliamo)  e`  ben piu` preoccupante del  fatto ovvio che non gli piaccia Mancini e come si veste (gia` in passato etichettato come fighetto con il fazzolettino nel taschino da Ibra. Fighetto, non Finocchio…).

Insomma un bel tonfo per un personaggio ormai famoso e sotto i riflettori che dovrebbe capire che non e` piu` nella posizione di esternare in certi termini. Non vivo sulle nuvole e` dico che e` certamente padrone nel suo privato di non farsi piacere una categoria di persone, a me ormai non piace quasi nulla e nessuno, figurarsi. Non puo` pero`  piu` parlare senza filtro perche` deontologicamente non si fa e non e` giustificabile con la nota ruspantezza del toscano o del napolateno.

Sempre sullo stesso tenore, analogamente, la dovrebbe anche piantare con altre frasette sibilline del tipo che per avere i favori degli arbitri si debba avere la maglia a strisce, quand’anche fosse vero anche questo lui non lo dovrebbe dire e` una questione di opportunita`.

Sia con questa affermazione che con quelle sui Gay  la cosa pessima e` che puo` aizzare le quantita` inenarrabili di imbecilli che ci sono in giro, che aspettano solo l’occasione e il pretesto.

Una bella giacca e una cravatta ogni tanto poi non quasterebbero.  E` una battuta per dire che certa ruvidezza e` parte del personaggio si,  ma la deve modulare.

Veniamo all’altro signore, Mancini che non difendo affatto. Come detto non e` un’educanda, e` un navigato comunicatore (a differenza di Sarri) che non ha avuto neanche bisogno di pensare a come girare la vicenda a proprio favore, gettando discredito su Sarri in un evidente tentativo di destabilizzare gli ottimi equilibri di un diretto concorrente. Parlo dell’allenatore partenopeo e del Napoli.

Parliamoci chiaro, una vicenda che  e` avvenuta in presenza e sotto gli occhi di un commissario di gara si sarebbe potuta risolvere semplicemente non commentando l’episodio e lasciando fiduciosi che la faccenda facesse il suo corso disciplinare attraverso i verbali di gara. Invece no, in un mondo, quello del calcio, in cui normalmente si tende a non far trapelare le cose, Mancini e` andato in piazza e ha urlato ai quattro venti di essere stato bollato come finocchio da un sessantenne verbalmente incontinente.

Direi che l’intento di non far passare sotto silenzio l’accaduto e` evidente ma non credo che questo sia per sollevare il “velo di Maya” dal mondo pallonaro  e tantomeno  che sia per combattere la sacrosanta battaglia della comunita` Gay, quanto invece per crocifiggere un antagonista. Niente di cosi` etico dunque, peggio ancora se lo ha fatto per amor proprio e per un problema di lesa maesta`, perche` si e` sentito offeso. Concludo su Mancini con una sottolineatura cinica dicendo che poi, non e` neanche detto che questa boutade gli porti  dei vantaggi, a lui e all’Inter, potrebbe per paradosso trovarsi nella situazione di essersi messi tutto l’omertoso sistema calcio contro, avendo violato una regola non scritta di quel sistema, ovvero che i panni sporchi se li lavano tra loro. Vedremo.

Consuntivo a fine girone di andata (campionato inter 15/16)

Consueto breve excursus con qualche numero e tabella per capire meglio come la Beneamata si e` comportata nel girone di andata:

Tabella 1. Brutalmente quante vinte, pareggiate o perse in casa (I) e fuori (E)

table 1

Si vede molto bene come sia stato l’eccellente rendimento esterno a determinare la buona classifica dell’andata, 39 punti con una proiezione di 78, 3 a fine campionato che a guardare le precedenti due stagioni  porterebbe al terzo posto finale, ottimisticamente al secondo. Ci sono ben tredici punti in piu` dello scorso campionato. In casa male con tre sconfitte (Fiorentina, Lazio, Sassuolo).

Tabelle 2. e 3. (da qui in poi le tabelle si possono ingrandire cliccando  sopra le stesse).

Rendimento della squadra in termini di punti, goal fatti e subiti  suddiviso in partite in esterne e interne sia dati quantitativi che medie:

table 2

table 3

Come si accennava, abbiamo realizzato piu` punti fuori casa (20) , perdendo solo a Napoli, che in casa e giocando una partita in meno. La media punti in casa e` bassa, al di sotto dei due punti, prendiamo pochi goal sia in casa che fuori, segniamo altrettanto poco e pure se non rappresentato in grafica (lo faro` a fine campionato) quando andiamo sotto come l’anno scorso non ribaltiamo mai la partita sino a vincere. Insomma per quanto buona la classifica sia, la squadra si regge su un equilibrio piuttosto fragile.

Tabella 4.

Andamento in termini di punti, goal fatti e subiti:

table4

Qui vediamo perche` e` il caso di cominciare a preoccuparsi, dopo un ottimo inizio con una serie di 5 partite vinte  e un solo goal subito, L’andamento si fa altalenante tranne per una serie di 4 vinte sino ad arrivare alle ultime partite, dove se escludiamo Empoli ne perdiamo due di seguito in casa. Insomma, la tendenza e` negativa come mostra la barra tratteggiata viola, anche nei migliori  momenti vi sono partite (9) vinte di misura 1-0 (raramente in modo netto) e 12 dove non si prende goal, mentre continua la difficolta` a segnare, che a guardare i match dipende alla capacita` di fare gioco e imporlo (guarda caso in casa quando si deve far di piu` la partita, le maggiori problematiche).

Sembrerebbe dunque una squadra che ha costruito  la classifica sulla solidita`, difensiva in particolare, data dal reparto dietro estremamente migliorato (in particolare nella coppia centrale) e dalla compattezza di squadra. Pero` se guardiamo l’ultimo grafico che si basa sulle pagelle da me assegnate sino ad ora, probabilmente sfatiamo questa leggenda metropolitana:

Tabella 5. Pagelle pesate, ottenute guardando a tutti i giocatori impiegati e valutando quelli che hanno avuto un numero di presenze significativo, scartando il voto della peggiore prestazione e quello della migliore e facendo la media con  quelle rimanenti:

table5

Dei 24 giocatori impiegati, 20 hanno un numero di presenze utile per questo tipo di valutazione. 24 sono tanti e abbiamo visto pero` come per tutto il girone la rotazione sia stato il principio di gestione applicato da Mancini, non abbiamo pero` cosi` una squadra base o un modulo base . Alla lunga per me e’ un problema, il trend a peggiorare visto prima sembra dire la stessa cosa, in particolare per le partite in casa dove ci si dovrebbe imporre e non spalmare sull’avversario come accaduto in vari casi, il piu` eclatante con la Fiorentina (guarda caso la partita poi dove ho scartato piu` peggiori punteggi, una controprestazione totale).

Tenete presente nel leggere  che dato che sono di manica stretta le differenze medie, di uno o due decimi  hanno un certo valore. Dunque, parlando della “grande”  difesa si scopre che in realta` la differenza la fa Handanovic, il migliore della squadra che para pure le mosche, se scartiamo la partita con la Fiorentina. Murillo, titolare inamovibile risulta uno dei peggiori e neanche Miranda prende la sufficienza media (chiaro che non sto solo valutando le capacita` di difendere ma anche quelle di avviare il gioco, quando do il voto). Addirittura in termini di voti medi i vituperati Ranocchia e JJ  paradossalmente sarebbero meglio. Se ragionassimo a tirar fuori una formazione ideale, i migliori terzini sarebbero Santon e D’ambrosio (il primo sparito ormai dai radar) e Nagatomo e` il peggiore in assoluto. L’attacco e` il reparto che ha un rendimento (pure se non segnano) accettabile rispetto agli altri. Un grande  vero problema e’ il centrocampo dove solo Brozo ha la media del 6. Tutto compreso verrebbe fuori come squadra ideale un 4-2-3-1 che suonerebbe cosi:

Handa, Santon, Miranda, JJ (Ranocchia), D’ambrosio, Brozo, Medel (Kondogbia) Perisic (biabiany), Jovetic, Lijajc,Icardi.

Ovvio le formazioni non si fanno con la calcolatrice e risentono di molteplici considerazioni, ad esempio le potenzialita` di Murillo ne giustificano (sino ad ora) l’impiego a prescindere dal rendimento shizofrenico. E` solo un gioco e deriva dalle mie capricciose pagelle (gusto  e visione personale quindi), tranne, questo almeno lasciatemelo dire, che manca un centrocampista con certe caratteristiche e non arrivera`. Allora, la qualita` da mettere in campo andrebbe ricercata altrove, il che giustifica i due fantasisti in campo insieme (Jo Jo e Adem L.). Equazione difficile perche` aiutano meno la squadra e portano palla non combinandosi bene con l’unico che la butta dentro (Icardi), ma non ne vedo altre.

Potrei dare altri dati ad esempio sugli errori gravi commessi che ci hanno fatto prendere goal (a fine anno presentero` anche questo dato) ma chiudo con altre due riflessioni estratte dalle mie pagelle:

Il voto medio pesato di Mancini e` stato 5,6 e quello medio pesato di squadra 5,7. Direi che ancora non ci siamo e che vista la tendenza bisogna stare molto attenti soprattutto se non cambia qualcosa e la squadra non viene completata, altrimenti sara` difficile ripetere quando fatto nell’andata e andare in Champions che sarebbe l’obiettivo di quest’anno.

 

Eppur si muove – l’IFAB apre alla moviola in campo?

Galileo

Ringraziandioli per l’ospitalita` vi segnaliamo che l’articolo e` in corso di pubblicazione anche su:

 http://www.tifosobilanciato.it/

 www.jcmelegnano.net/

La notizia e’ di questi giorni, il 7 di Gennaio a londra si e’ riunito per l’Annual Business meeting L’ IFAB (International Football Association Board).

Come molti gia’ sanno e’ un organismo indipendente composto dalle 4 “Home Unions” (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) e 4 membri designati dalla FIFA che ha il potere di discutere, definire ed emendare le regole del calcio.

In questa riunione figurava tra l’altro all’ordine del giorno l’ipotesi di introdurre un supporto video per gli arbitri, attualmente non permesso, se non limitatamente alla tecnologia gol-non-gol (fonte FIGC).

E’ emersa l’intenzione di dare la luce verde alla sperimentazione di supporti video per gli arbitri nel corso del prossimo meeting, l’Annual General Meeting, che avra’ luogo a Cardiff dal 4 al 6 Marzo 2016, quando verranno resi noti dal board i protocolli e le linee guida per la sperimentazione.

Ora, aldila’ del complesso e forse contorto meccanismo di riunioni e controriunioni di un gruppo il cui modo di operare risale agli anni 50 e la fondazione al 19mo secolo, alla fin fine penso si debba accogliere con soddisfazione questa nuova determinazione.

Insomma, eppur si muove, potremmo dire, noi che siamo favorevoli all’introduzione della tecnologia nel calcio, come espresso in altri articoli pubblicati a partire da un paio di anni fa.

Da un ostracismo apparentemente totale da parte di IFAB e non solo, in neanche troppo tempo abbiamo assistito intanto alla introduzione della goal line technology e perché no, pure non trattandosi di rivoluzione copernicana,  a quella di piccoli accorgimenti quali la bomboletta per segnare la distanza sui calci di punizione.

Il meccanismo si e’ dunque messo in moto e sara’ difficile fermarlo.

Naturalmente, e maliziosamente, non si puo’ non notare che questa accelerazione coincide con l’uscita di scena di alcuni personaggi, uno Blatter che ha governato e dominato il calcio negli ultimi 40 anni, l’altro Platini, sempre apertamente e sprezzantemente contrario alla introduzione della tecnologia. A dirla tutta Blatter gia’ almeno un anno addietro, forse sentendo la terra di scappargli ormai sotto i piedi, aveva ufficialmente aperto all’introduzione della tecnologia.

Per una volta pero’, per quanto questi personaggi non li ami, mi sento di dire che possiamo prenderla per una gradita coincidenza.

In realta’ l’IFAB come aristocratica e vetusta fondazione ha i tempi suoi, le rivoluzioni hanno i tempi loro e oggi sembrano essere piu’ maturi ma non cosi’ ravvicinati.

Vale la pena di dire che l’attuale pronunciamento favorevole di IFAB dipende dalle risultanze di analisi condotte da due commissioni incaricate, il Football Advisory Panel e il Technical Advisory Panel. Analisi compiute negli ultimi due anni. Si parte da lontano dunque.

E non sara’ esattamente raggiunto prestissimo il “Final State” se mai uno ve ne sara’. come dicevamo prima, i protocolli di sperimentazione e le tempistiche verrano indicati a Marzo e non e’ per niente banale cercare di capire esattamente cosa si voglia applicare, in quali frangenti di gioco e come, nonche’ quali eventuali modifiche siano necessarie all’attuale regolamento per permettere tale applicazione.

In alcuni vecchi articoli (presenti in questo blog nella categoria Editoriali) noi provammo, con l’amico Ottavio Virtuani, a ipotizzare cosa significasse e quali gli scenari, si rivelo’ un esercizio complesso.

Ad esempio applicare un replay immediato, senza minare la continuita’ e la fluidita’ del gioco puo’ rivelarsi esercizio complesso: su quali aspetti del gioco stante l’attuale tecnologia ha senso applicarlo? Chi lo richiede, arbitro o anche le panchine? O e’ un signore che guarda al video che segnala all’arbitro, o tutte queste cose? Quante volte in partita, sempre o solo un certo numero? Cosa succede se il replay non dirime l’accadimento in valutazione? Chi cura la regia delle immagini e chi le rivede per l’arbitro o se le rivede lui?  etc.

Cosa debbono aspettarsi i giocatori in campo?  Un Grande fratello che tutto osserva e mentre il gioco prosegue segnala quanto successo (e non visto) in campo al direttore di gara il quale ha facolta’ di tornare indietro sulle decisioni, azzerare l’accaduto sino ad allora, far ripartire il gioco da un dato momento e anche comminare sanzioni disciplinari a posteriori?

Insomma ora che si e’ rotta la barriera del  rifiuto viene il difficile. Tra le altre cose l’IFAB sta percio’ anche pensando di mettere mano al regolamento, un po’ per inserire modifiche funzionali alla introduzione della tecnologia, un po’ e per fortuna nell’ottica della semplificazione e linearita’ delle interpretazioni e quindi del gioco.

Fantasticando ancora, dobbiamo aspettarci prima o poi l’introduzione del tempo effettivo o delle sostituzioni a tempo per ferita o, come pare, delle espulsioni a tempo? Vedremo, l’importante  è che non ne venga fuori un enorme pasticcio, per quello mi pare ragionevole si proceda con cautela nell’implementazione.

E da noi in Italia cosa succedera’? Sappiamo per bocca di Tavecchio che l’Italia ha dato la sua disponibilita’ a fungere da tester e quindi speriamo di essere in prima fila e osservatori privilegiati. E gli arbitri, che succedera’ con loro? Per quel che si capisce o si sente dire la base arbitrale sarebbe favorevole all’innovazione, i vertici un po’ meno, anche perche’, che fine faranno gli assistenti di porta una volta che oltre alla goal line technology vi fosse una moviola immediata, e il quarto uomo? Piu’ precisione nelle decisioni ma meno risorse umane e costi collegati e’ un’equazione accettabile per loro? Vedremo.

Per noi invece conterebbe il seguente:

Godere di uno sport in cui le decisioni in campo siano prese in modo sempre piu’ esatto (non perfetto, tanto quello e’ di un altro mondo) che attragga appassionati competenti e dotati di cultura sportiva. Si fa sgombrando il campo da dietrologie, da sospetti e usando quanto di meglio disponibile in termini di avanzamento e innovazione  e cosa  non trascurabile, come avviene in altri sport, spiegando alla gente in tempo reale il perche’ delle decisioni prese.

E tutto questo non toglierebbe niente a quel posto caldo del nostro cuore nel quale alberga la grande passione per un dato colore, la nostra squadra del cuore. Questo si che deve rimanere. Certo Anche Ottavio  con lo staff della rubrica avrebbero da rivedere come e se portare avanti la sua Moviola Bilanciata…Ma questa e’un’altra storia.

Parola d’ordine: duttilita` e adattabilita`.

dna

Una veloce riflessione da “divano di casa” e puro appassionato su quello che si vede quest’anno, nel nostro campionato ma anche in altre competizioni, dal punto di vista dell’atteggiamento richiesto ai giocatori e se proprio ci tenete della tattica.

La tendenza e` netta, visibile, viene sempre piu` spesso ai calciatori domandato di uscire dalla propria area di confort, in termini di posizione da occupare in campo, attitudine e comportamenti, nel nome di sistemi di gioco sempre piu` elastici.

Cosicche` vediamo centrocampisti schierati come difensori centrali, non solo in un reparto difensivo  a tre ma anche a due, mezze punte o attaccanti laterali fare tutta la fascia e via discorrendo.

Il tema non e` nuovo e gia` in passato ogni allenatore reputava merce preziosa quegli atleti capaci di interpretare una o piu` posizioni in campo e ne potremmo trovare vari esempi. Ora pero` la cosa ha assunto proporzioni diverse. Non si tratta piu` semplicemente di avere un giocatore che per puro esempio, pur non essendo un’ala viene schierato in modo situazionale e alla bisogna “fuori ruolo”.

Qui la Situazionalita` non e` per l’appunto per ovviare alla situazione peculiare e estemporanea ma prevista e allenata,  “da design”, “embedded” intinseca al modello di gioco che ci si propone di realizzare.

Si punta a sistemi di gioco sempre meno leggibili ed etichettabili con posizioni  che possono essere variate in corsa con una semplice rotazione, scalatura  o spostamento di uno o piu` calciatori, intendo a parita` di interpreti e senza sostituire alcuno.

Per capirci semplificando molto,  uno schieramento inizialmente a 4 in difesa puo` alzando un laterale diventare a tre o abbassandolo a 5, un centrocampo addensarsi di giocatori o un attacco aggiungere o togliere un partecipante in modo rapido e relativamente naturale.

Atttenzione quando parliamo di numeri dunque, schieramenti sempre piu` flessibili ok, non sono ovviamente d’accordo quando si dice che i numeri non contano o non sono importanti perche` in realta` poi aiutano a spiegare un atteggiamento tattico piuttosto che un altro. Peraltro tutto nella vita si spiega con i numeri e con la matematica… qui il fatto sostanziale e` dunque che contano assai ma oggi sono variabili in un battere di ciglia.

Cosa comporta questo modo di stare in campo, che conseguenze ha?

Direi che nelle accezioni piu` estreme certi schieramenti hanno senso se l’intento, l’idea e` quella  di avere il pallino del gioco sistematicamente, perche` comunque i rischi ci sono e evidenti quanto i benefici.

Tanto per dire in Italia, ci sono un paio di squadre camaleontiche nel senso che ho tentato di illustrare, poco etichettabili, sono la Fiorentina e il Genoa.

Entrambe riescono a variare con semplici rotazioni il sistema di gioco e modulare in particolare la linea difensiva. Talvolta diventa molto complicato cogliere come stan messe in campo e prendere delle contromisure. Soprattutto nel momento in cui riescono ad avere per l’appunto il possesso palla, o a portare pressing in avanzamento per recuperarlo velocemente il piu` possibile vicino alla porta avversaria, accorciando la percorrenza verso il goal e logicamente prendendo gli avversari in uscita e quindi schierati male.

Per l’avversario puo` essere veramente difficoltoso fronteggiarli se non si capisce quale sia l’atteggiamento con cui porsi e si accetti lo scontro ad armi pari e “in campo aperto”, non avendo quella pazienza, umilta` e capacita` di compattarsi  volta alla fine  a partire in transizioni verticali una volta catturata la sfera.

Per converso dunque il rischio di certi schieramenti, si concretizza nel momento in cui la palla la recuperino gli altri e saltino la prima pressione, ecco che si apriranno  voragini difficilmente colmabili  e le transizioni  avversarie si riveleranno spesso mortifiere.

In sostanza, oltre a una maturita` non comune e discernimento tattico, cultura calcistica e adattabilita`, si debbono sistematicamente realizzare condizioni di superiorita` fisica (si corre molto anche se le spaziature trai giocatori sono adeguate) e tecnica per permettere ai giocatori di recitare certi  copioni.

La mentalita`e la disponibilita` al sacrificio degli interpreti anche blasonati, a partire dagli attaccanti,  giochera` un ruolo fondamentale. Percio`, tutto funziona a patto che essi siano i primi difensori portando il pressing iniziale e ostruendo quelle che sono le logiche linee di passaggio di inizio manovra avversario, o rincorrendo l’avversario se saltati.

Il fallo ben speso, tattico,  diventa imprescindibile strumento nel momento in cui certi delicati meccanismi vengano fatti saltare dagli antagonisti, la pressione di cui parlavo prima venga rotta e non si riesca a (ri)ottenere immediatamente il possesso del pallone.

E ancora parlando dei rischi, non e` un caso che quando si incontra una squadra pari grado schierata piu` canonicamente e ordinata, o peggio una squadra dai contenuti tecnici e fisici migliori, il disastro sia dietro l’angolo.

In effetti, quello che ha sdoganato certi sistemi elastici ad alto livello e` Guardiola, prima al Barca e poi al Bayern,  comunque lo ha fatto con due squadroni che nel 95% dei casi sono superiori ai loro interlocutori e ha anche preso talvolta belle legnate.

Guardiola ha quindi capito. Quando si rende conto del problema che un avversario forte gli sta comportando aggiusta la squadra tornando a sistemi di gioco piu` classici e di nuovo, lo puo` fare data la qualita` eccelsa degli interpreti a disposizione e in un attimo.

Con tutte le riserve del caso, e` comunque molto bello vedere la tendenza, quando realizzata, di schierare quanto piu` possibile giocatori di qualita` e di costruzione, anche in ruoli di centrali difensivi o laterali. E` un azzardo che ci piace e non ha nulla a che vedere con i 3-5-2 o meglio 5-3-2 di Mazzarriana memoria con squadre zeppe di stopper, mediani e terzini.

Bene quindi gli Alaba che in una singola partita passano da centrale difensivo a centrocampista di attacco o laterale, o i Robben che nonostante campioni danno disponibilita` a farsi tutta la fascia laterale, o piu` in piccolo Bernardeschi schierato laterale a tutta fascia pur essendo in partenza e per ruolo naturale un trequartista, o anche i Florenzi terzini destri.

La differenza la fara` a questo punto la veloce, pronta lettura del frangente di gioco da parte dell’allenatore e degli interpreti che devono essere capaci di aggiustare e correggere quasi in apnea, nell’immediato.

Un altro aspetto fondante della vicenda, da un punto di vista tattico e` l’accettazione dell’uno contro uno anche in zone di campo sensibili e la realizzazione di una marcatura quasi “a uomo e senza quartiere”, di stampo cestistico tipo zona match-up, aggiungendo la capacita` degli interpreti di guardarsi molto, “scivolare”  e lavorare coralmente. Le letture individuali funzionali al lavoro organico del team, dove il tutto di squadra diventa una vera e propria entita`, pulsante e quasi  dotata di coscienza e vita propria.

Passatemi la provocazione di tipo filosociologico  Questo” tutto” e` una cosa molto  differente dalla mera somma delle individualita`, e` un gruppo solido , una squadra che si muove all’unisono che crede negli stessi principi e li applica ferocemente.

Inevitabilmente, ci riporta alla lezione del calcio totale olandese. Tutti sapevano fare tutto: difendere, impostare, concludere e occupare qualsiasi zona di campo. Li, in quell’Olanda sempre piu` si andava alla ricerca di completezza e adattabilita` da parte degli interpreti.

Lo so l’ho gia` scritto da qualche parte ma reitero, perche` son passati  40 anni ma siamo sempre a quel fondamentale, geniale punto di partenza.

Valutazione di mercato a “bocce ferme”.

Ausilio

Bocce ferme per pausa nazionale e chiusura mercato. Per una volta grazie ai sei punti in campionato neanche altri organi in movimento. Mi consente di aggiungermi alle analisi e le considerazioni provenienti da piu` parti,  da professionisti o dilettanti come me, su quanto operato dai nostri in sede di entrata/uscita.

Prima cosa, darei un bel calcio nel sedere (virtuale s’intende) alla varia gente che strepitava all’inizio del mercato per gli acquisti faraonici a dispetto di una situazione debitoria imbarazzante, del FFP, qualcuno fino addirittura a richiedere (via Twitter) ad “Anghingo` Malago` (senza civette sul como`)” la radiazione del club nerazzurro.

Partiamo proprio dal  punto di vista economico (si lo so che a qualcuno non frega niente e gli interessa solo la squadra competitiva… ‘mbe` fatevene una ragione che non funziona cosi`, anche se per una volta i soldi li voleste cacciare voi, semplicemente non potreste).

Alla fine, mi pare si sia lavorato in modo ineccepibile, i conti si sono bilanciati sino addirittura a produrre un saldo attivo, magari piccolo.

Questo ha comportato scelte talvolta spiacevoli, per me ad esempio la cessione di Kovacic per la qualita` tecnica e il potenziale rispetto all’anagrafe.

Solo questa di quelle importanti e di impatto e ci torno tra un attimo. Ad ogni modo, anche per me suo estimatore un’offerta come quella del Real, fuori mercato, andava colta e lo sapevamo dall’inizio che uno di quelli di valore (l’altro,sempre per me, Icardi) era a rischio cessione.

Per noi di questi tempi, ancora alle prese con i buffi di Moratti non ripianabili con i soldi del nuovo proprietario (ammesso che se fosse stato possibile li avrebbe messi) mi pare sia una verita` assoluta e da accettare: nessuno e` incedibile, dipende solo dall’offerta che ti fanno. Amen.

Gli altri, con Shaqiri per fortuna l’abbiamo sfangata, un evidente errore prenderlo. Che giocatore e`? Valido tecnicamente, si senz’altro, ma schierabile dove? Di certo non un’ala da tridente d’attacco, passo troppo breve e organicamente incapace di fare le due fasi. Trequartista? Provato e abortito.

Unica possibilita` schierarlo come seconda punta alle spalle di Icardi. Insomma, a parte che a me non piaceva, non esattamente quello che idealmente Mancini pensava servisse dal primo giorno. Certo qualche responsabilita` nel non capire di che calciatore si trattava ce l’hanno sia il mister che i dirigenti. Alla fine e` andata bene. Errori se ne fanno quando si lavora, e` importante quando si riesce a rimediare.

Hernanes, si son sprecate le considerazioni e i “Niet” da parte della tifoseria: “affari con la Juventus mai”. Andarsi a rileggere il vecchio mio post “nemico di iei alleato di oggi” per i dettagli. Oppure piu` facilmente, se non si fanno affari con “loro” neanche si comprano Ibra e Vieira. A volte sei incudine, altre martello.

Sul calciatore in questione, per me non doveva mai arrivare nel momento in cui non si e` ceduto Guarin (sempre alla Juve) per sedare la sommossa di due/trecento scalmanati (qualcuno poi ho avuto il “privilegio” di conoscerlo telematicamante) sotto la sede e qualche migliaio  sul Web. Ricordo che siamo oltre 7 milioni in italia e quindi non trattasi, se la statistica non e` un’opinione, di campione significativo.

Senno` facciam come Grillo che parla di opinione della rete come fondante in un paese dove la gran parte della gente un computer non sa manco cosa sia.

Lotito ancore ride per i 20 milioni con cui ha rifatto la squadra. Perdonata la nuova dirigenza per il non voler inimicarsi la piazza (o una piccola parte di essa) con una compravendita con gli odiati gobbi come prima operazione. Ma data la permanenza di Guarin, prendere uno piu` o meno fotocopia e avendo pure Kovacic, allocando cosi` le poche risorse economiche va considerato un errore da matita rossa cui si e` posto parzialmente rimedio sempre facendo affari con i Torinesi.

Fatemi aggiungere che e` un male minore un Hernanes che puo` anche far bene in bianconero rispetto a vedere con loro Draxler o peggio Goetze. Una squadra purtroppo si fa e si costruisce con poco romanticismo e sentimento ma molta arguzia e senso pratico. Hernanes non lo volevano altri e neanche Guarin. Allora cosa dovremmo dire di Sabatini della Roma che cede a un competitor interno il migliore prospetto di difensore italiano, facendoselo pagare a peso d’oro, che non doveva fare affari col Milan? Mi pare la Roma abbia fatto anche con quei soldi una “squadretta” mica da ridere.

Per me abbiamo quindi ceduto due acquisti sbagliati e un potenziale campione (da dimostrare) a una cifra oltre l’effettivo valore.

Da un punto di vista piu` tecnico, direi che si sapeva che completare un processo di Demazzarrizzazione era necessario e sono d’accordo con Mancini che bisognava comprarne 8/9.

Siamo andati oltre, alcuni come Kondogbia e Perisic erano prime scelte, altri come Jovetic giocatori con le caratteristiche richieste. Abbiamo ancora qualche “mazzarroide” in squadra che non siamo riusciti a “sbolognare”, pero` adesso siamo finalmente vicini all’idea del giovanotto di Jesi, che prevede una squadra molto fisica (certo qualcosa sul piano squisito della tecnica si e` perso) e solida per liberare con tranquillita` il talento di quelli avanti.

Mettiamoci pure il bonus dei 6 punti nelle prime due e capiamo che ora Mancini non ha piu` scuse ed ha persino un po’ di cuscinetto, di tempo per sistemare la squadra.

Personalmente non sono entusiasta di Felipe Melo seppure aggiunga chili in una zona del campo mal presidiata da Medel non risolvendo comunque il problema dell’assenza di un play puro.

Pero`, pure il suo pupillo gli hanno comprato a Mancini.

Spero Montoya non sia una bocciatura e un abbaglio perche` sarebbe grave e Telles lo debbo vedere perche` francamente non me lo ricordo ma detto questo parlare oggi di una campagna acquisti deludente e incazzarsi per la cessione ai gobbi di un trentenne dal talento discontinuo, con infortuni frequenti e difficile collocazione tattica mi pare francamente buffo.

Soprattutto, il meglio Hernanes lo ha dato in quelle 4/5 partite da trequartista ma chi ha detto che dobbiamo giocare in quel modo o con il rifinitore a ridosso delle punte?

Anche Ljajic mi pare un giocatore con dei colpi anche se ne avrei preferiti altri, ad ogni modo completa un reparto di attacco bisognoso di alternative e pur sempre e` stato il cannoniere della Roma lo scorso anno.

Alla fine, dopo tanta preoccupazione mi ritengo personalmente soddisfatto e ho gia` cominciato a misurare l’Inter e Mancini (che ha il merito di chiedere e ottenere tipico dei grandi allenatori, un abisso col livornese di prima per questo aspetto) sulla base dei risultati e della prestazione.

Metriche che sarete d’accordo  con me sino solo a qualche mese fa` non si potevano neanche nominare, non vi erano le condizioni oggettive.

Oggi si.

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